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RECENSIONE DI “IL MANOSCRITTO DI ZATARRA – LA SPADA NERA” DI LUCA NESLER E CARLO PARISI

written by Sara Bondi Giugno 20, 2020
manoscritto di zatarra - copertina

La spada nera è il primo volume della trilogia Il manoscritto di Zatarra.

Il protagonista, un ragazzo di nome Kimo, si imbatte in un misterioso quaderno che può realizzare qualsiasi desiderio venga scritto sulle sue pagine, ma deve difenderlo dallo stregone della Tela d’Ombra, che lo vuole per sé. L’intervento provvidenziale di un guerriero dal passato oscuro, Kithro Nod, gli permette di sfuggire alle forze dello spietato nemico, ma per i due l’avventura è appena cominciata.

“Quello è il manoscritto di Zatarra. Non giudicare le cose dall’apparenza. Fino a qualche tempo fa quelle pagine erano sigillate da un potentissimo incantesimo. Il suo potere è rimasto imbrigliato grazie a quel sigillo fino ad ora.”

I due autori, Carlo Parisi e Luca Nesler, hanno pubblicato questo romanzo con il collettivo Kablanca. Luca Nesler è nato a Bolzano nel 1981, ha quattro figli e ha scritto diversi romanzi fantasy.

La spada nera punta molto sulla trama, senza dilungarsi in descrizioni. La maggior parte della storia viene portata avanti dai dialoghi, espediente che dà alla storia un ritmo molto veloce. I due protagonisti, Kimo Liù e Kithro Nod, hanno personalità contrastanti ma che insieme si valorizzano a vicenda; Kimo è un ragazzo ingenuo e solare, che difficilmente perde il buon umore, mentre Kithro inizialmente è cupo e scostante, ma a poco a poco si apre, rivelando la sua saggezza, conquistata grazie ad un passato difficile. Questa strana coppia si imprime nella memoria fin dalle prime righe, anche grazie ai nomi che, cosa non scontata in un romanzo fantasy, si leggono e si ricordano facilmente.

La trama dedica quasi lo stesso spazio al presente e al passato dei personaggi; la tensione non cala mai, nonostante i numerosi flashback, anche se all’inizio, forse, c’è un po’ di fretta eccessiva nel mettere in azione i personaggi.

Il tema principale di questo romanzo è senza alcun dubbio quello del viaggio. Questo motivo, l’abbandonare la routine quotidiana per intraprendere una ricerca o per fuggire da un pericolo, è un grande classico del fantasy (basti pensare ai libri di Tolkien), ma la motivaszione che spinge il protagonista a partire deve avere un senso logico e presentare una qualche originalità per funzionare e non risultare trito e ritrito.

In questo caso specifico, tutto ha inizio quando uno dei personaggi riceve l’ordine di rubare un oggetto; per riuscirci, colpisce il proprietario, lo vede crollare a terra e si spaventa, ma invece di rivolgersi a chi gli ha commissionato il furto, e di consegnare l’oggetto rubato, scappa. Questa decisione non sembra tanto presa da una persona in preda al panico, quanto da un personaggio che l’autore aveva bisogno di spostare dal luogo in cui si trovava, con un intento ben preciso dipendente da bisogni di trama. Anche il protagonista stesso scappa, in maniera fin troppo precipitosa, trascinandosi per gran parte del romanzo il dubbio sulle sorti del padre che poteva risolvere subito, effettuando qualche indagine e trattenendosi nel villaggio, invece di mettersi subito in strada. Sembra dunque che i protagonisti agiscano non grazie alle informazioni che ottengono durante le loro peregrinazioni, ma grazie a quello che l’autore sa.
È molto bello, invece, il racconto dell’incontro di Elatan e Kithro, una parte decisamente suggestiva di questo romanzo.

“Io ti ho salvato la vita, mentre lui ti ha lasciato nella neve. Ora la tua fedeltà la devi a me.”
“La mia vita non ha valore, vecchio.”
“Non l’ha avuto fino a questo momento, perché non l’aveva per il tuo signore a cui appartenevi. D’ora in poi la tua vita avrà valore, perché ne ha per me, ed ora tu appartieni a me.”

Nel complesso, La spada nera presenta alcune piccole imperfezioni stilistiche: descrivere un bacio come “una sensazione umida e calda” fa pensare più alla leccata di un cane che a qualcosa di eccitante e invitante, e parlare di “tetti rosso sangue” non rende affatto l’idea di una città accogliente. Nonostante queste pecche, si rivela comunque un romanzo appassionante, una lettura piacevole e per nulla impegnativa, adatta soprattutto a chi preferisce il ritmo incalzante e lo sviluppo dei rapporti tra i personaggi alle descrizioni minuziose e alle ambientazioni dettagliate.

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