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GLI EREDI DI ARCANIA - I SETTE PRETENDENTI (Parte 7) » Universo Fantasy
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GLI EREDI DI ARCANIA – I SETTE PRETENDENTI (Parte 7)

written by Redazione Febbraio 11, 2021
Eredi Arcania 7 - Copertina

PARTE 1 – PARTE 2 – PARTE 3 – PARTE 4 – PARTE 5  – PARTE 6

Aleia e io non siamo stati i primi a essere stati maledetti dal protettore ancestrale di Naler. Nella nostra generazione c’era già stato un erede: Alrhan Alpherd, ossia l’idiota dai riccioli biondi in piedi davanti a me. Scacciato dal proprio casato e respinto dall’Idra, il primogenito di Alastan Alpherd e Scirha Sherasiph sorride soddisfatto applaudendo come un demente. La sua vista mi fa ribollire il sangue, eppure mi sforzo di restare calmo valutando la situazione. Nei piani di suo padre, questa faccia da schiaffi avrebbe dovuto unificare le casate e invece le ha quasi gettate nella guerra civile.
«Speravo che Aleia si fosse sbarazzata di te gettandoti dalla rupe di Oliar, giusto per non dovere sprecare io il mio tempo»
«Indubbiamente lei mi ha ferito gravemente, più di chiunque altro. Ha tradito la mia fiducia cercando di uccidermi ma, come vedi, la falsa Erede ha fallito». Lo dice come se fosse possibile sopravvivere dopo essere stato tagliato a metà dalla spada di mia sorella. Evidentemente dopo essere caduto in mare, il principe ribelle deve essere stato aiutato da qualcuno. Non c’è altra spiegazione.
«Vedremo di rimediare immediatamente», ribatto, rendendomi conto di essere in grande svantaggio. Forse per questo, mentre lui ride come un cretino, mi sposto rapido sulla sinistra, piantando i pugnali nella tenda più vicina e trucidando i due coraggiosi soldati Shujani che pensavano di potermi cogliere alla sprovvista.
«Credo tu abbia fatto male i conti: nemmeno tu puoi ucciderci tutti». Lo dice con cognizione di causa: lui ha dalla sua un piccolo esercito e mia sorella. Soffermandomi sul sigillo impresso sul petto di Aleia, faccio un passo indietro guardandomi bene intorno. Avrei dovuto capirlo dal tentativo di accerchiarmi che questi non sono guerrieri Shujani, bensì predoni Hurd. Tra i volti degli ufficiali riconosco i tratti di qualche abitante delle paludi, ma indubbiamente sono una minoranza. In qualche modo, Alrhan ha sostituito i propri uomini alla vera delegazione, o almeno alla maggior parte di essa. Aleia si chiederebbe se gli Shujani siano stati ricattati, costretti o manipolati e cercherebbe di “aiutarli”. Ma, purtroppo per loro, a me questo non interessa affatto. Se necessario li ucciderò senza problemi o, più probabilmente, lo farò a prescindere; dipende da quanto tempo libero mi rimarrà dopo avere sbudellato il principino che crede di essere ancora l’unico vero Erede.
Osservando l’arroganza del principe demente, mi rendo conto di quanto impegno serva per esser rifiutati dall’Idra… e Alrhan ha fatto gli straordinari per riuscirci. Diciamolo chiaramente, il protettore di Naler non possiede la nobiltà del Grifone di Nimber o il misticismo della Sfinge di Selenar. A noi è toccata una creatura più cupa e sinistra, la cui natura può essere tanto positiva quanto negativa. Un essere meno presente nella quotidianità dei Naleriani e intrinsecamente legato all’astuzia, prima che alla forza o la saggezza. Insomma, se continua ad accettarmi come suo erede è, chiaro che non sia moralmente integerrimo. Eppure questo imbecille è riuscito a farsi rinnegare, in un colpo solo, sia dal rettile che da quel vecchio bacucco di suo padre.
«I sette pretendenti hanno infranto la legge di Naler, è tuo dovere ucciderli!», ordina Alrhan ad alta voce. Scandisce le parole affinché la magia della runa di costrizione si attivi, facendo brillare debolmente il simbolo marchiato a fuoco sul petto di Aleia e provocandole una evidente, lunga fitta di dolore.
Per un attimo resto sul chi vive, pronto a scattare, ma quando non accade nulla, scoppio involontariamente a ridere. L’espressione sul volto di Alrhan si fa seria, visibilmente contrariata dalla mia sguaiata ilarità.
«Mia sorella è troppo cocciuta anche per il marchio degli schiavi», lo dico cercando di controllarmi, ma non riesco a smettere di ridere. So che dovrei essere preoccupato, eppure trovo tutto questo incredibilmente ironico e divertente. Se questo idiota è riuscito a sottomettere Aleia, cosa gli impedisce di farlo anche con me? Tutto si può dire di lei, ma se in famiglia c’è qualcuno dalla volontà d’acciaio, questa è mia sorella. Tra noi, sono io quello che non riesce a decidere cosa mangiare a pranzo, con problemi nel gestire il bisogno di uccidere tortore e rane.
«Erede, obbedisci a chi ti ha creato! Esegui il volere dell’Idra! Uccidi i sette pretendenti.»
Questa volta Alrhan declama la formula sfiorando il bracciale istoriato di simboli arcani che porta al polso sinistro e purtroppo mia sorella annuisce solennemente. Ammetto di esserci rimasto male: erano mesi che non ridevo così di gusto. Ho una frazione di secondo prima che lei scatti in corsa verso il campo del torneo e faccia una strage, quindi mi sposto verso destra mettendo le mani sotto il mantello, scartando lateralmente per scagliare due dischi affilati verso uno stregone shujano che credeva di potersi nascondere tra i soldati mentre intesseva il suo incantesimo. La punizione per la collaborazione con Alrhan è vedersi tranciare entrambe le mani, crollando al suolo tra grida di dolore.
È un peccato che il torneo sia in pieno svolgimento e il tifo degli spettatori soffochi le urla dell’uomo, che l’erede rinnegato uccide prontamente, piantandogli nel petto la propria lunga lancia dalla punta d’argento.
Con mia grande sorpresa, Aleia non corre, limitandosi a muoversi verso il campo a passo spedito. La conosco abbastanza bene da sapere come combatte, come si muove e perfino quanto maledettamente rumorosa sia quando mangia. Mi basta un’occhiata per scorgere l’irrigidimento muscolare e la contrattura della mascella. In qualche modo mia sorella si sta opponendo all’incantesimo e questo mi concede tempo prezioso.
Per come la vedo, ho due scelte: intercettare mia sorella e giocare a chi picchia più forte, o capire come liberarla per poi poter litigare come si deve. Scegliendo la seconda spero, per loro, che i sette pretendenti siano davvero i più abili guerrieri di Naler. Nel mentre punto tutto sul bracciale indossato dal principe demente, che mi sembra il cavallo migliore su cui scommettere.
Quando sorrido, fissandolo, Alrhan trasalisce. Non serve un genio per immaginare il mio piano e l’erede rinnegato capisce immediatamente di essere il mio obbiettivo, ma invece di scappare, alza la propria lancia richiamando intorno a sé i guerrieri Hurd che lo accompagnano. Perché proprio loro? Tra tutti i nemici di Naler, come mai ad aiutarlo ci sono proprio i selvaggi delle steppe? Quando rubai il cuore della Viverna, ritenni logico che mi avessero inseguito fino alla fattoria dei miei genitori per recuperare il loro rubino sacro, ma adesso che li vedo obbedire Alrhan, quella certezza vacilla.
La causalità non esiste, di questo sono abbastanza certo, ma in questo momento devo mettere da parte i miei dubbi per concentrarmi sullo scontro. Uno contro cento mi sembra quasi iniquo per loro, ma non mi stanno lasciando altra scelta. Per un attimo, nell’accampamento gli unici suoni sono quelli del torneo in corso.
Questo prima che inizi il massacro.
Non sono così folle da affrontare nuovamente una falange di picchieri, quindi mi lancio in corsa scomparendo tra le tende, puntando direttamente verso il recinto dei cavalli della finta delegazione. Il fatto che non mi inseguano in massa gioca a mio vantaggio, permettendomi di raggiungere le scuderie improvvisate dell’accampamento.
Uccidere le guardie non è un problema, così come non lo è neanche eliminare la pattuglia mandata per scoprire il mio piano. Anche liberare gli animali è relativamente semplice, ma essendo i cavalli impauriti dalla mia presenza, montare su uno di loro senza farmi disarcionare risulta molto complicato. Dopo un paio di tentativi, cambio strategia e con un ringhio gutturale li metto in fuga, spingendoli verso Alrhan e i suoi soldati.
La formazione di soldati Hurd viene colta alla sprovvista e travolta dalle bestie in fuga.
Approfittando dello scompiglio, torno sui miei passi avventandomi sui barbari, iniziando a ucciderli uno dopo l’altro per raggiungere Alrhan. Purtroppo gli Hurd sono degli ottimi combattenti e gli effetti del mio stratagemma si esauriscono rapidamente, lasciandomi circondato da nemici.
Mi attaccano da ogni direzione, cercando di usare la massa dei loro stessi corpi per impedirmi di muovermi. In risposta, uso un grosso bestione armato con uno spadone a due mani come scala. Salto sul suo ginocchio e poi sul petto, ruotando su me stesso mentre mi reclino all’indietro. Volteggiando a testa in giù trancio gole, trapasso occhi e sfondo crani, atterrando a pochi passi dal mio obbiettivo. A quel punto Alrhan mi fissa con astio e facendo un gesto con la mano destra, ordina ai suoi di farsi da parte.
«Forza, assassino, fammi vedere di cosa sei realmente capace.»
«Ma sei scemo? Non ti è bastato prenderle da mia sorella?» Lo dico ridendo, ma è chiaro debba esserci qualcosa sotto. Neanche lui può essere così pazzo da credere di potermi battere senza un asso nella manica.
«In realtà non capisco perché ti opponga al mio piano. Sbaglio o hai minacciato di morte i pretendenti alla corona? Hai inviato missive firmate con il sangue a ogni casata, affermando che avresti ucciso i loro campioni. Quindi perché prenderti la briga di fermarmi, di liberare tua sorella?» Le sue parole hanno senso, o almeno lo avrebbero se non stesse parlando con me.
«Una volta un’Idra mi ha morso e questo mi ha reso un suo erede. Sono tornato in vita per proteggere Naler e i suoi abitanti. Credo fermamente che questo si concretizzerebbe se io sedessi sul trono del regno; e visto che la creatura in questione non si è ancora ripresa i suoi maledetti doni, credo la ritenga anche lei una valida soluzione», rispondo confessando di credere che, se potesse, il rettile mi darebbe ragione.
«Sei un idiota! Non hai la minima idea di cosa stia per accadere: quando tua sorella ucciderà i pretendenti, il patto sarà infranto per sempre!»
Il principe demente se la ride, ma se dovesse accadere una cosa del genere, sarebbe una catastrofe.
La struttura stessa di Arcania si basa sul legame tra gli esseri che ne difendono le terre e i popoli che le abitano. Un equilibrio precario, che se disturbato in maniera significativa potrebbe portare al disastro. Questo è un pericolo che ciascuno di noi corre costantemente. Dal deserto governato dai cavalieri della fenice nel sud, alle distese gelate del nord sotto il controllo del re Kraken: nel nostro mondo la magia primordiale fluisce ancora in ogni dove, dalle foreste più profonde alle vette più alte, fino al regno sopra le nubi. Una rete di pura forza arcana collega ogni cosa attraverso una ragnatela di energia, talmente potente da creare stupendi orrori e terrificanti meraviglie.
Il patto degli Eredi è la chiave di questo meccanismo, che va ben oltre la stupida tradizione delle sette casate e dei loro pretendenti. Una consuetudine provinciale che personalmente trovo rivoltante.
Gli eredi dominano molte delle altre terre di questo continente, temuti e rispettati per il potere di cui dispongono, sono i legittimi sovrani dei regni che sono stati incaricati di custodire. Per questo continuo a sostenere che il diritto di governare Naler dovrebbe appartenere agli Eredi dell’Idra.
Questo regno è comunque casa mia. Potrò anche odiare ciascuno dei suoi abitanti, ma non voglio vedere i ducati ridotti in cenere con le loro popolazioni schiavizzata dagli Hurd. Per farlo devo impedirgli di portare a termine il suo piano e soppesando i pugnali nelle mani, mi abbasso sulle ginocchia preparandomi a colpire. Con mia grande sorpresa, Alrhan attacca per primo spazzando con la lancia, usando lo stile di combattimento tipico della guardia celenariana. È metodico, preciso e controllato, più di quanto ricordassi, e sta puntando sulla tecnica di combattimento sperando di prendere tempo.
«Sono i miei amici barbari a preoccuparti?» Lo chiede per distrarmi mentre evito una salva di frecce scagliata da un gruppetto di balestrieri alla mia sinistra. «Dimmi, il piccolo Aaron ha ancora paura dei cattivi schiavisti che uccisero lui e sua sorella?»
Odio il tono canzonatorio che usa nel tentativo di farmi arrabbiare, eppure la sua strategia sta funzionando, sto perdendo il controllo e meno sarò lucido, più difficile sarà rompere l’incantesimo.
Alrhan è rapido, in qualsiasi altro momento potrebbe rappresentare un allenamento interessante, ma ora non ho tempo da perdere se voglio davvero impedire che mia sorella faccia una strage.
Quando lui allunga il piede sinistro in avanti per caricare una spazzata bassa della lancia, mi lancio nella sua direzione e con una capriola a mezz’aria supero l’arco letale descritto dalla sua arma, atterrando oltre la sua guardia. Alrhan è bravo nel voltarsi subito e indietreggiare, deflettendo i fendenti dei miei pugnali, dopotutto lui ha imparato a combattere in una sala d’armi e non per strada. Però dimentica che bisogna guardare il nemico e non la sua arma. Per ricordarglielo agito le lame a mezz’aria prima di colpirlo con calcio alla rotula destra, slogandogli il ginocchio per obbligarlo ad abbassarsi, in modo da poterlo centrare con un calcio alla gola con cui lo spingo indietro.
Alrhan finisce impalato su una rastrelliera di picche ma, con mia grande sorpresa, questo non basta per ucciderlo. Osservandolo ridere mentre l’acido cola dalle sue ferite, corrodendo rapidamente il metallo delle armi su cui l’ho infilzato, mi rendo conto di quanto i miei sospetti fossero corretti: Alrhan Alpherd, l’erede rinnegato dell’Idra, ha trovato un nuovo patrono.

Immagine di Yuri_B da Pixabay


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1 comment

Chiara Febbraio 11, 2021 at 9:03 pm

Splendido, come sempre!

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