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“UOVA DI DRAGO E VECCHI STREGONI” di MICHEL FRANZOSO – RECENSIONE

written by Arianna Giancola Febbraio 9, 2021
Uova di drago e vecchi stregoni - Copertina

“Beda il Bardo spostati”. Bisogna far posto a un nuovo bravissimo scrittore. Stiamo parlando di Michel Franzoso, con il suo Uova di drago e vecchi stregoni.

Michel Franzoso è un esperto di web marketing e comunicazione, appassionato di letteratura classica e fantastica, ingegnere e anche attore.
Nel 2018 pubblica 10 regole per essere felice e altre storie nate sul web, mentre nel 2020 riprende in mano e ripubblica Voglio scrivere un romanzo: Vademecum per scrittori esordienti. Nel 2019 Mirabili storie accadute in Eudopia e, nel 2020, appunto, Uova di drago e vecchi stregoni.

Tutte le opere di Michel Franzoso sono autopubblicate, cosa affatto strana se si considera che è il presidente di extraverginedautore.it, associazione culturale con lo scopo di diffondere la cultura attraverso la promozione degli autori indipendenti (ma professionali).

Il potente e malvagio stregone Malachia l’Ombroso (Malacchio De’ Linacchi) ha gabbato la Morte, anche se ha dovuto attendere ben mille anni per tornare a calpestare la terra.
E ora Eudopia è davvero nei guai, anche se ancora nessuno lo sa.
O, meglio, lo sa solo un piccolo gruppo di strampalati e insospettabili eroi, che si uniscono per impedire che il terribile nemico riesca a conquistare il potere assoluto.
Ma per farlo devono riuscire a compiere la prima di una lunga serie di difficili e pericolose imprese: fuggire dal manicomio in cui sono rinchiusi.
In fin dei conti, poi si tratta solo di trovare un drago e convincerlo ad aiutarli.

Michel Franzoso ci riporta a percorrere le terre di Eudopia, che aveva già presentato nel suo lavoro precedente, con un romanzo che riesce a conquistare fin dalle primissime pagine.

L’ambientazione è costruita con cura e attenzione, con una grande varietà di scorci e scenografie e un occhio di riguardo per le distanze.
Si passa dallo squallore medico del manicomio del Dott. Sauro alle montagne selvagge sferzate dalla neve, dalla semplicità di un villaggio salleziano alla grandiosità di un’immensa biblioteca. Il tutto passando per locande, bordelli e strade desolate. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

I personaggi sono costruiti con altrettanta cura e un buon pizzico di ironia e umorismo.
Dal primo all’ultimo sono delle piccole gemme di interpretazione, a partire dal vecchio giudice Ganimeo, che perde la memoria ogni mattina e che si può indurre a credere di essere chiunque, Pispolo – novello Don Quijote – con il suo cavalier Filismone Alterco De’ Calandri, la piccola e selvaggia Lancetta, l’orco Sauro, affermato dottore e direttore della clinica per malati mentali, Malacchio De’ Linacchi, perfido stregone e la sua vecchia “amica” Morte, accompagnata dal Tristo Roditore.
Per analizzarli tutti nel dettaglio ci vorrebbe un’infinità di tempo, quindi ci limiteremo a dire che pur essendo presente una vera e propria selva di personaggi, non ce n’è uno che non sia più che valido e la cui eliminazione non sottrarrebbe qualcosa di unico e splendido alla storia.

Anche la trama è all’altezza di questi “grandiosi” protagonisti e comprimari, costruita con la stessa passione che un master avrebbe per la sua campagna di gioco, disseminata di piccoli e grandi ostacoli, scene comiche, momenti paurosi, sesso e atti di incredibile coraggio e sacrificio, dosati con la precisione di un cuoco che voglia creare un piatto sopraffino.
Franzoso non fa mancare neppure delle “frecciatine” politiche, che lungi dall’infastidire, aggiungono quel pizzico di pepe che arricchisce il tutto.  

Loi stile di Michel Franzoso è assolutamente all’altezza di questo compito.
Riesce a conquistare il lettore sin dalle primissime pagine, avvincendo e divertendo, lasciando stupiti e desiderosi di procedere senza fermarsi.
L’autore riesce a creare qualcosa di davvero incredibile, a mezza strada tra L’armata Brancaleone e Attila flagello di Dio.
E penso sia la prima volta in assoluto in cui non riusciamo a trovare nemmeno un difetto nell’opera di un autore “emergente”.

Se proprio volessimo “cercare il pelo nell’uovo”, potremmo dire che la copertina (anche questa bellissima) trae un po’ in inganno, facendo pensare a un libro per ragazzi quando si tratta di un’opera godibilissima da tutti, in modo speciale dagli adulti. Lo sconsiglieremmo invece ai giovanissimi, un po’ per via di alcune scene che, seppure trattate con una delicatezza mirabile, potrebbero non incontrare l’approvazione dei genitori, un po’ perché all’interno dell’opera ci sono talmente tanti livelli di lettura che, probabilmente, non potrebbero apprezzarla appieno.

Ma resta il fatto che abbiamo avuto la possibilità di leggere un romanzo davvero bello, e che non vediamo l’ora di scoprire cosa l’autore ci riserverà per il futuro.

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