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“LE MEMORIE DI ROKSTEG – I RE PERDUTI DI GHERROD” DI FEDERICO FUBIANI – RECENSIONE

written by Arianna Giancola Ottobre 26, 2020
Le memorie di Roksteg 2- copertina

Bentrovati, amici lettori.

Torniamo a parlare di Fedrico Fubiani con il secondo volume della sua saga fantasy Le memorie di Roksteg: I re perduti di Gherrod.
Se avete perso la recensione del primo volume, Il risveglio di Lephisto, la trovate qui.
Entrambi i volumi sono editi da Argento Vivo Edizioni.

Sono passati alcuni anni dal pauroso incontro con il drago Lephisto e Rako, Werna, Kharvus, Reklo e Peelìa, i cinque giovani amici del villaggio di Roksteg, sono ormai cresciuti.
Entrati a pieno titolo nella vita della comunità, hanno però mantenuto intatta la loro amicizia, anche se per alcuni di loro i sentimenti di affetto fraterno si sono evoluti in qualcosa di molto più profondo.
Ma Kharvus non è tranquillo, il bastone che ha ricevuto in dono, un artefatto magico di grande potenza, lo spingerà a un lungo viaggio fino alle avverse terre dei nani e nelle viscere della terra, in un antico regno millenario.
Al suo fianco, come sempre, ci saranno i suoi compagni ignari che il pericolo, stavolta, è ancora più grande ma consapevoli che “il male seminato germoglia con un vigore e una facilità terrificanti”.

La penna di Federico Fubiani ci trasporta ancora una volta in pieno Medioevo fantasy, facendoci conoscere nuovi e vasti territori ancora inesplorati del suo mondo.

Quasi l’intera vicenda, stavolta, è ambientata nelle terre dei nani, luoghi che si riveleranno davvero avversi ai nostri protagonisti, ma che, contrariamente al modello classico di questa razza, mostrano anche un’interessante varietà di stili di vita.
Una varietà che ritroviamo anche nel regno della Grande Alleanza Nanica, un’antica civiltà sepolta e sigillata sotto i Monti Ventosi dove sarà ambientato il nodo principale della vicenda: un immenso, sconfinato e pericolosissimo dungeon.

L’autore continua infatti a dimostrare il proprio amore per il role playing portando avanti la sua “campagna di gioco” con i personaggi ormai “saliti di livello” e in grado di confrontarsi con avversari molto più potenti e, soprattutto, di affrontare e praticare livelli di magia molto più complessi. E, in effetti, in questo secondo capitolo la magia gioca un ruolo decisamente più importante divenendo, di fatto, l’intero filo conduttore della storia.

In questo contesto il ruolo di attore principale è interpretato da Kharvus, il giovane elfo mago, che diviene promotore dell’avventura e, in molti casi, chiave di svolta degli eventi.
Nonostante questo gli altri personaggi non restano in disparte, soprattutto grazie agli intrecci amorosi pensati dall’autore e che arrivano a comprendere anche un inaspettato triangolo.
Da questo punto di vista, tuttavia, Fubiani non sembra essere completamente riuscito nel suo intento. Le relazioni affettive, infatti, non sembrano essere troppo nelle corde dell’autore, che nelle scene d’amore risulta forse un po’ distaccato e stereotipato.

Di contro, sia la trama in generale che le scene d’azione risultano davvero notevoli.
L’andamento della storia, seppure prevedibile a livello generale, mette spesso il lettore di fronte a improvvisi cambiamenti di rotta che sorprendono e invogliano a proseguire nella lettura. I colpi di scena sono numerosi, ma disseminati con un certo giudizio lungo tutta la trama.
Le scene d’azione, poi, sono non solo ben costruite, ma anche realistiche nel loro svolgimento. I risultati degli scontri non sono mai prevedibili (proprio come con un lancio di dadi) e questo provoca nel lettore un piacevolissimo pizzico di apprensione.

Un altro elemento che contribuisce a rendere questo romanzo una lettura davvero valida è la scelta di non affidare la risoluzione degli eventi solo alla magia o alla forza bruta. Come già nel primo capitolo, infatti, ai protagonisti è richiesto spesso di esercitare la propria intelligenza, nella risoluzione di enigmi di vario genere, e la propria diplomazia nel trattare con i vari personaggi elemento, questo, che abbiamo sempre trovato particolarmente apprezzabile.

Del finale, come sempre, non diremo nulla tranne che contrariamente al primo volume, che potrebbe considerarsi autoconclusivo, I re perduti di Gherrod si chiude lasciando nel lettore l’impellente necessità di scoprire il seguito. Cosa che, per fortuna, può fare dato che il terzo volume, I sette cavalieri del peccato, è già in libreria.

Insomma, se avete apprezzato Il risveglio di Lephisto non potrete fare a meno di leggere anche il secondo volume della saga Le memorie di Roksteg e, per quanto ci riguarda, aspettiamo con ansia il terzo volume.

Siamo riusciti a incuriosirvi? Oppure lo avete già letto anche voi? Non dimenticate di dirci la vostra in un commento!

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