Home Recensioni “LE MEMORIE DI ROKSTEG – IL RISVEGLIO DI LEPHISTO” DI FEDERICO FUBIANI – RECENSIONE

“LE MEMORIE DI ROKSTEG – IL RISVEGLIO DI LEPHISTO” DI FEDERICO FUBIANI – RECENSIONE

written by Arianna Giancola Ottobre 6, 2020
Memorie di Roksteg 1

Bentrovati a tutti i nostri lettori.

Oggi vi presentiamo un romanzo in classico stile fantasy, di un autore esordiente davvero promettente: Le memorie di Roksteg – Il risveglio di Lephisto, di Federico Fubiani.

L’autore, classe 1972, toscano, è un grande appassionato di giochi di ruolo, passione che è riuscita a trasmettere anche ai suoi figli e che lo ha portato a creare una serie di trame e campagne che guida come master. E proprio dalle sessioni di gioco nasce l’idea di questo suo romanzo che, tra le altre cose, è stato utilizzato come libro di testo in diverse scuole medie italiane.
Il risveglio di Lephisto (2018) è il primo romanzo di una trilogia che comprende anche I re perduti di Gherrod (2019) e I sette cavalieri del peccato, pubblicato proprio in questi giorni. L’edizione della trilogia è a cura di Argento Vivo Edizioni.

Rako, Werna, Kharvus, Reklo e Peelìa sono cinque giovani estremamente diversi tra loro ma accomunati da uno strano simbolo che compare sulle loro fronti, per pochi istanti, ogni notte di luna nuova.
Per una serie di strani casi si ritrovano a vivere tutti insieme nel piccolo villaggio di Roksteg, nei pressi della Foresta della Luna, stabilendo tra loro un forte legame di amicizia.
Proprio la foresta sarà il primo teatro delle loro avventure, che continueranno poi anche nell’età adulta e che li porteranno ad affrontare sfide sempre più ardue e temibili, in cui la sopravvivenza è affidata solo alle loro abilità e a un pizzico di fortuna.
Ma tutto questo sarà sufficiente a sventare i piani di un folle che per la brama di potere minaccia di distruggere l’intera umanità?

Come abbiamo detto, il primo romanzo della saga di Le memorie di Roksteg è davvero il più classico dei fantasy.

L’ambientazione è quella di un mondo medievale, popolato da razze diverse fra cui elfi, nani e orchetti, in cui le foreste possono nascondere bande di ladri e la magia scorre nel sangue degli arcanisti.
Molti eventi sono ambientati in scenari classici dei giochi di ruolo e troveremo quindi le locande, le miniere dei nani e anche delle antiche rovine (il classico dungeon), ma le descrizioni sono così particolareggiate e interessanti da riuscire a catapultare il lettore all’interno delle pagine.

Anche i protagonisti, di fatto, rappresentano il classico party da gioco di ruolo e oltre che per la loro razza si identificano per la loro classe di appartenenza. Avremo così Rako la ranger, Werna la ladra, Kharvus il mago, Reklo il guerriero e Peelìa il chierico.
Fubiani riesce però anche a costruire dei personaggi realistici, psicologicamente sfaccettati, con caratteristiche uniche e definite che interagiscono tra loro e con il mondo circostante in modo mai banale e scontato. Personaggi che, oltretutto, sono in costante evoluzione.

Le vicende personali hanno una fortissima influenza sulle varie caratterizzazioni.
È il caso, ad esempio, di Kharvus. Il giovane ha una propensione e un interesse innati per la magia, passione, però, avversata in tutti i modi dal padre con il quale il rapporto risulta burrascoso fin dall’infanzia. Il rapporto con il genitore influisce moltissimo sul carattere del giovane elfo, spingendolo sempre a mostrarsi più sbruffone e caustico di quanto non sia in realtà, ad attaccare per impedire di essere attaccato. Solo in presenza dei suoi amici, che lo amano e lo accettano, si concede talvolta di mostrare il proprio lato più sensibile e il dolore che si porta dentro.

La dolorosa situazione famigliare di Reklo, invece, lo porta all’estremo opposto. Orfano di madre, che muore mettendolo al mondo, e abbandonato dal padre, il bambino umano viene allevato da Ghalor, un noto nano guerriero che addestra il figlioccio nell’arte del combattimento. All’età di dodici anni, però, il nano decide che è arrivato il momento che il ragazzo vada per la sua strada. Il personaggio di Reklo, benché in grado di cavarsela in ogni situazione, soffre molto il fatto di non avere una famiglia e questo lo spinge a essere molto protettivo e presente per le persone che ama, in primis i suoi amici.

Per quanto riguarda la trama, il romanzo può essere diviso in due parti.
Nella prima l’autore presenta i vari personaggi, racconta la loro evoluzione e le piccole e grandi avventure che li portano ad acquisire esperienza.
Nella seconda, invece, prende corpo il racconto principale che troverà il suo zenit nello scontro con l’antagonista.
Anche in questo caso la struttura rivela lo stretto legame con i giochi di ruolo, come se si trattasse all’inizio di singole sessioni destinate ad aumentare le skill dei giocatori prima di entrare nel vivo della campagna, che proseguirà poi a tappe successive sempre più complesse e ardue da affrontare legate tra loro da un unico filo conduttore.

Nonostante queste caratteristiche, comunque – che probabilmente saranno notate solo dai giocatori più incalliti – la storia scorre fluida e leggera. Lo stile è semplice, pulito, con un buon ritmo che non stanca, ma che sa affascinare il lettore e incatenarne l’attenzione con un sapiente uso dei colpi di scena.
Le soluzioni trovate all’interno della storia sono creative, audaci e mai banali, sebbene ci sia una certa insistenza sui tempi richiesti dalle varie azioni.

Sulla conclusione non diremo nulla, per non rovinare la sorpresa, ma possiamo affermare con certezza che, anche in questo caso, la banalità è lontana anni luce.   

Il solo appunto che possiamo fare è sull’utilizzo del narratore onnisciente che, in alcuni casi, tende a “svelare il futuro” influendo sul livello di tensione della lettura. Ma si tratta di cosa da poco per un’opera che, sicuramente, sarà davvero apprezzata non solo dai più giovani ma anche dagli adulti di tutte le età che amano le atmosfere e le sfide del role playing.

Per quanto ci riguarda corriamo a leggere il secondo volume. E voi? Cosa ne pensate?

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