Home Fantasy RECENSIONE A “BJORN – SAGA DEI REGNI DEL NORD” DI FABRIZIO CORSELLI

RECENSIONE A “BJORN – SAGA DEI REGNI DEL NORD” DI FABRIZIO CORSELLI

written by Arianna Giancola 18 Febbraio, 2020

Bentrovati lettori!

Oggi la Redazione vi presenta una vera chicca, un testo talmente particolare che esula da tutti gli schemi classici dei romanzi fantasy: “Bjorn – Saga dei Regni del Nord” (BRÈ Edizioni), dello skáld italiano Fabrizio Corselli.

“Cos’è uno skáld?” vi starete domandando. Il termine è norreno e indica un poeta presso le corti scandinave durante l’era vichinga. E davvero Fabrizio Corselli si merita questo titolo o anche, come è stato decretato dalla critica del nostro Paese, quello di “Cantore di draghi, unico e indiscusso bardo italiano”.

Corselli, già noto a voi lettori per un’intervista di poco tempo fa che potete trovare qui, oltre che editor e consulente letterario, è un Tutor Formativo per l’Epica orale e l’Improvvisazione in ambito lavorativo e turistico (Scuola) ma, soprattutto, un Cantore di Spada e Maestro di canto della Spada – una narrazione fortemente legata al movimento del corpo e alla coreografia di spada che deriva da un’antica tradizione siciliana.

A partire dal 2008 lavora come Operatore Educativo realizzando diversi progetti sulla Poesia e sulla Narrazione per Bambini.

Nel 2011 pubblica il primo poema fantasy visto in Italia: “Drak’kast – Storie di Draghi” a cura di Edizioni della Sera; e Moria – Canti della Terra di Mezzo, a cura di Eldalië, e con il patrocinio della “Società Tolkieniana Italiana” (STI), seguiti da numerose altre opere (potete trovare qui l’elenco completo).

Ma torniamo a “Bjorn – Saga dei Regni del Nord”: un “Epic Fantasy”, inteso nel senso più classico (e “scolastico”) del termine. Si tratta infatti di un poema epico fantastico, in versi, ambientato nel continente di Ferendrin, popolato da dei, semidei, eroi leggendari e impavidi guerrieri. Gli abitanti del Nord sono capaci di manipolare le energie spirituali delle divinità drago, che li porterebbero alla distruzione se non avessero imparato l’uso delle Rune, che permettono loro di manipolare la Natura e ciò che in essa si agita.

Ineguagliabile Hermenghyr, drago dell’Est

io, Ferdison, figlio di Gunntral, valente poeta,

d’un oscuro cammino narrerò la triste vicenda

nel silenzio del tuo lungo riposo, e tale antro

renderò un luogo dalle grandi virtù poetiche;

e così, di altrettanti semidei e coraggiosi eroi

declamerò la propria forza, il proprio onore;

di uno in particolare canterò le gloriose gesta

un abil cantore quale io sono, fabbro di rune,

di come oltre le terre note dell’Ovest si spinse

e di come della sua donna andò alla ricerca,

di come dalla città di Norgrad salpò funesto

con Antjria, delle navi-drago, la più valorosa.

È ora che il vostro udito acuto si lasci andare

alla più bella delle armonie che vo forgiando.

Da qui prende il via il racconto del viaggio di Bjiorn Hollfarris, novello Orfeo alla ricerca della sua amata, che si snoda attraverso mille insidie e scontri titanici, fino all’inevitabile conclusione.

La forma dello scritto dà più spazio al ritmo e alla musicalità che non alla regola metrica, perdendo forse qualcosa nel rigore sintattico, ma guadagnando certamente potenza ed enfasi alla narrazione.

Luoghi, leggende e miti della tradizione vichinga e norrena intessono intorno al racconto una scenografia che non può non affascinare, anche se spesso è necessario ricorrere alle note esplicative (o alla ricca appendice) per comprendere appieno il significato di alcuni termini e attribuire loro il giusto valore.

Per chi abbia studiato al classico non è difficile ritrovare nel testo l’influenza di autori come Virgilio, Pindaro e Omero, mentre i puristi del fantasy non potranno fare a meno di ripensare alla struttura delle opere di Tolkien.

Se non siete né l’una né l’altra cosa, invece, potreste essere stati fan della saga di Asgard de “I Cavalieri dello Zodiaco” (strettamente nell’adattamento italiano originale, la cui forma dei testi è ispirata a Dante) e allora nell’opera di Corselli potrete ritrovare lo stesso fascino di quel mondo così lontano e mitologico.

In ogni caso, per chi non sia un amante dell’epica classica e della poesia si tratterà certamente di un esercizio di lettura non semplice, che a prima vista potrebbe scoraggiare, ma chi riuscirà a superare lo scoglio del primo impatto si troverà a scoprire qualcosa di assolutamente unico nel suo genere.

Dopo i primi versi è il ritmo stesso a prendere il sopravvento, fluendo come un racconto della buonanotte, creando immagini mentali quand’anche qualche temine sfuggisse.

Credo che, in questo caso, possa ben adattarsi una frase, relativa all’opera lirica, pronunciata in Pretty Woman, un vecchio film del 1990:

La reazione della gente che vede l’opera per la prima volta è molto drammatica: o l’amano o la detestano. E se l’amano, l’amano per sempre, altrimenti impareranno ad apprezzarla, ma non la sentiranno mai veramente.

Ecco, crediamo che il concetto sia un po’ lo stesso: quella di Corselli è un’opera che decisamente non è adatta a tutti. Se state cercando una lettura veloce, semplice, innocua, non fa per voi. Ma se volete cimentarvi in quest’impresa, potreste scoprire un mondo nuovo, talmente lontano da ciò che ci si aspetta da riuscire a trascinarvi via.

E voi lo avete letto? Che ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti.

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