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FATE - THE WINX SAGA (St.1) - RECENSIONE » Universo Fantasy
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FATE – THE WINX SAGA (St.1) – RECENSIONE

written by Arianna Giancola Febbraio 18, 2021
Fate - Winx Saga - Copertina

Bentrovati amici di Universo Fantasy!
Oggi torniamo con la recensione, a lungo elaborata, di Fate – The Winx Saga, la prima stagione della serie televisiva basata su Winx Club, cartone creato da Iginio Straffi per lo studio d’animazione Rainbow e andato in onda su Rai2 a partire dal 2004.
Di produzione italo-britannica, Fate, con le sue prime sei puntate, è disponibile in streaming sulla piattaforma Netflix dal 22 gennaio 2021.

Un avvertimento: se non l’avete ancora vista e non conoscete neanche Winx Club, sappiate che questa recensione contiene degli spoiler!

Bloom Peters (Abigail Cowen) ha da poco scoperto di essere una fata.
Comincia quindi, di nascosto dai suoi genitori, a frequentare l’antica e prestigiosa scuola di magia di Alfea, celata agli occhi degli umani e nascosta in una dimensione parallela.
Qui farà la conoscenza non solo delle sue compagne di stanza Stella (Anna van der Westhuysen), Terra (Eliot Salt), Musa (Elisha Applebaum) e Aisha (Precious Mustapha), ma anche di alcuni specialisti, tra cui l’affascinante Sky (Danny Griffin) e di una strana ragazza di nome Beatrix (Sadie Soverall).
Le difficoltà non mancano e Bloom, dotata di un grandissimo potere che, però, non riesce ancora a controllare, si ritroverà suo malgrado ad affrontare notevoli pericoli e, soprattutto, a scoprire alcune inquietanti verità sul suo passato.
Nel frattempo, un’antica minaccia incombe sul Alfea: i bruciati, entità maligne, potenti e pericolose, sono tornate e hanno preso di mira la scuola.

Per chi sia cresciuto con le fatine legate da una profonda amicizia, Fate ha senza dubbio un gusto strano, decisamente diverso da quello a cui eravamo abituati.
La storia, i personaggi, le ambientazioni… tutto ha una tinta estremamente più cupa, al limite dell’horror.

L’ambientazione, di base, è splendida. Girata in Irlanda, la serie ne ha assorbito il fascino arcano con i suoi colori brillanti soffusi di nebbia.
La natura la fa da padrona, con moltissime scene ambientate all’aperto, tra spazi ampi e spogli e fitti boschi oscuri.
Di contro, la struttura della scuola, sebbene riproposta in maniera abbastanza fedele al cartone, con le sue vetrate colorate e le immancabili colonne e balconate, risulta un po’ spenta, quasi finta. Una volta superata la grandiosità della facciata esterna, infatti, gli interni sono sempre “tagliati”, ridimensionati a grandezza schermo, con nulla che lasci supporre spazi maggiori.

I personaggi sono quelli che hanno subito la trasformazione più radicale rispetto a quello a cui eravamo abituati.
Per quanto riguarda l’aspetto fisico, Bloom, Stella e Aisha sono abbastanza allineate con la loro controparte animata.
Musa, invece, è passata da cinesina a caucasica (che il Covid ci abbia messo lo zampino?).
Flora è sostituita da Terra (di cui, a quanto pare, è la cugina), il cui aspetto dimostra che le fate non devono per forza tutte essere alte, magre e piene di curve.
Grande assente ingiustificata (per cui ancora non si è trovata una spiegazione) è Tecna.

A livello caratteriale, invece, la mutazione è impressionante: tutti i difetti, le caratteristiche più sgradevoli sono portate all’eccesso.
Bloom è la classica adolescente tragica e incompresa, che alla fine mette i propri desideri davanti a qualsiasi altra cosa; Stella, ben lungi dall’essere la fata solare, fondamentalmente buona anche se viziata, è un’intrigante, egoista e avvelenata dalla gelosia; Aisha è puntigliosa, rigida e un tantino fredda, benché all’occorrenza sappia intervenire in aiuto di Bloom; Musa è ancora poco sviluppata, come personaggio, ma dato il suo potere empatico è più comprensibile il suo atteggiamento che tende a prendere le distanze da chiunque.
Terra è senz’altro il personaggio più positivo, o forse il più realistico a livello psicologico.
Insicura del proprio aspetto, brillante, intelligente ed empatica, tende a essere gentile con chiunque per incontrare la sua approvazione (si tratta di un bisogno quasi patologico). Tuttavia è la persona che dimostra anche il carattere più forte. Agisce in base alle proprie convinzioni, non si lascia abbattere ed è l’unica che riesca ad affrontare gli adulti mettendo le cose in chiaro: se avessero detto loro la verità, non ci sarebbero stati tanti problemi.
Paradossalmente il personaggio meglio riuscito è quello di Beatrix che, quantomeno, è coerente sia con il carattere che con la parte interpretata.

Nonostante questo, la storia è interessante.
Il tratto notevolmente più cupo la rende più appetibile da parte di un pubblico più maturo rispetto a quello della serie animata, complice l’assenza di “trasformazioni” con vestitini succinti e ali iridescenti. La regia, gli effetti speciali, la colonna sonora e la fotografia sono davvero ben fatte.
Gli stacchi, tra una puntata e l’altra sono ben costruiti, invogliando lo spettatore a continuare la visione, e il finale… be’, non si può dire che sia privo di colpi di scena.

Sebbene fosse attesa con molta ansia, tanto che per diverse settimane Fate è rimasta tra i dieci più popolari di Netflix, questa prima stagione non ha però del tutto convinto il pubblico, tanto che sul sito di Rotten Tomatoes si è guadagnata un punteggio di 5/10.
Sul gradimento ha inciso molto la diversità delle protagoniste rispetto alla serie animata, che è stata in qualche modo interpretata come “uno stravolgimento del ricordo d’infanzia”.

Nonostante questo pensiamo che Fate – The Winx Saga meriti ancora una possibilità e, anche se non ci sono ancora conferme ufficiali, a quanto pare la produzione di una seconda stagione è già data per scontata.

Voi l’avete vista? Cosa ne pensate?


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