Home Recensioni RECENSIONE A “ALTRO EVO” DI MALA SPINA

RECENSIONE A “ALTRO EVO” DI MALA SPINA

written by Arianna Giancola settembre 7, 2019

Amici della Redazione, oggi siamo molto felici di potervi presentare un ciclo di quattro racconti di un fantasy che potremmo classificare come “sword and sorcery” (spada e magia) riuniti nella raccolta Altro Evo, della talentuosissima e poliedrica autrice Mala Spina. Sotto questo pseudonimo si nasconde non solo una eclettica autrice, ma anche una blogger e digital artist di raro talento che nel mondo del fantasy ha all’attivo altre produzioni, che spaziano da sottogeneri più classici fino ad ambientazioni horror e dark.

Ma parliamo più nel dettaglio di questa raccolta. Queste sono le trame che potete trovare nella quarta di copertina.

Il giorno del drago: Gillean Conroy, marinaio sul mercantile più veloce dei mari del sud, ha due problemi: un’amnesia e i postumi di un’ubriacatura colossale. Farà una terribile scoperta: è l’unico che può risolvere il mistero del marchio del drago e salvare il resto dell’equipaggio. Dovrà farlo in fretta, perché deve rimettere insieme la sua memoria prima dell’alba.

Kafra il magnifico: Jelicho è un cacciatore di taglie che inizia a sentire il peso dell’età e tutto ciò che vuole è solo un ultimo lavoro che gli permetta di sistemarsi. Ritrovare un ciarlatano come Kafra sarà un gioco da ragazzi e la ricompensa entrerà nelle sue tasche prima dell’alba! Non sa che uccidere Kafra è facile, ma farlo rimanere morto è un maledetto problema.

Brutta come la morte: Zira, la cameriera della peggior taverna del porto, riesce a trovare un nuovo lavoro, ma non si aspetta di essere l’unica a conoscere il momento esatto in cui avverrà la distruzione della città e dei suoi abitanti. A peggiorare le cose ci si mettono un letale e incontrollabile forziere, un alchimista impazzito e creature mostruose.

Effetto collaterale: Adyra ha un grande potere, l’unico problema è che non serve più a nessuno. Suo cugino Erol si è cacciato in un guaio troppo grande e lei è l’unica che può salvarlo. Alchimisti nei guai, mostruosi artefatti impazziti, poteri fuori controllo e la peggiore calamità che si possa affrontare: parenti indesiderati in abbondanza.

Come avete potuto leggere dunque, si tratta di quattro racconti, quattro protagonisti, quattro avventure nella stessa giornata e nella stessa città che si intrecciano senza saperlo e senza che nessuno dei protagonisti se ne accorga. I racconti sono indipendenti l’uno dall’altro, autoconclusivi e possono essere letti in qualsiasi ordine.

Le scene si svolgono in una città portuale, all’estremo confine sud dell’Impero, un po’ Agrabha di Aladdin, un po’ Flotsam di Dragonlance.

È un luogo di commercio e magie, di mercanti e tagliagole, dove convive (più o meno) pacificamente una folla variopinta di personaggi provenienti dai quattro angoli del mondo.

La parte alta della città è appannaggio dei ricchi e dei potenti e ospita una sede del Collegio Arcano degli Alchimisti, gli unici autorizzati all’utilizzo della magia.

Ma la città vecchia è il cuore pulsante formato da prostitute, mercanti, marinai ubriachi e logge sotterranee.

Metà degli abitanti della zona portuale aveva abbastanza crimini a pesare sulle proprie coscienze da meritare quel destino e l’altra metà non aveva proprio qualsiasi tipo di morale.

Si diceva che perfino l’Imperatore avrebbe gradito che la città fosse rasa al suolo per poi poterla ricostruire dalle fondamenta con nuovi coloni e un nuovo governo. Nessuno avrebbe pianto per la scomparsa di uno sputo sulla carta geografica, un fastidioso insediamento che creava più problemi che vantaggi nel commercio della preziosa polvere di Cynerem tra le vicine colonie e l’Impero.

Con poche, sapienti pennellate, l’autrice ci catapulta in un mondo affollato e variopinto, decadente e affascinante in cui il caldo soffoca, la luce acceca, l’ombra è amica dei furfanti e l’odore di spezie e urina aleggia come una cappa perpetua.

I personaggi che escono dalla sua penna sono macchie di colore che risaltano sulle altre, tanto calcate da risultare quasi caricaturali, eppure profondamente umane nella loro esistenza.

Gillean, il marinaio ubriaco, Jelicho, il mastodontico cacciatore di taglie che sogna la pensione, Zira, l’orrenda cameriera dal cuore d’oro e la scaltra Adyra (che ricorda molto Esmeralda del Gobbo di Notre Dame) sono reali, perfettamente imperfetti nella loro fallacia tanto da permettere al lettore di immedesimarsi completamente; frammenti di reale di un’unica personalità di cui si mostrano solo delle schegge.

Lo stile di scrittura è fluido e accattivante e tutte e quattro le storie sono coinvolgenti e mai scontate. È in particolar modo apprezzabile l’imprevedibilità degli eventi, che potrebbero tranquillamente essere giocati in una one-shot di gioco di ruolo e il cui risultato, in alcuni casi, sembra davvero deciso con un tiro – sfortunato – di dadi.

La raccolta è un fantasy sword and sorcery d’altri tempi, con una vena di ironia e humor che non stanca (e non scade) e con, in più, quel pizzico di steampunk che non guasta mai.

Certo, se non siete amanti del genere difficilmente potrete apprezzare le sfumature, ma sfido chiunque a non restare conquistato dal talento di questa autrice.

E voi? Avete letto qualcosa di Mala Spina?

Ti potrebbero piacere

Lascia un commento