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RECENSIONE A “CAOS/LESS – FUORI DAL TEMPO” DI ALESSIA MAINARDI

written by Luca Nesler aprile 14, 2019

Cari lettori, quello che vi presentiamo qui è il romanzo autoconclusivo “Caos/Less – Fuori dal tempo”, della famosa scrittrice fantasy italiana Alessia Mainardi.

Alessia Mainardi nasce a Parma nel 1984. Scrittrice e cosplayer, amante del fantastico, ha all’attivo diversi lavori tra cui la trilogia fantasy “Avelion”, la saga “Argetlam”, il romanzo steampunk “Blink – La Scintilla” e la collana “Mitologika”.

Nel 2017 esce “Caos/Less – Fuori dal Tempo”, pubblicato dal collettivo Casa Alius. Il romanzo narra le vicende dell’archeologa Susan Scott e il suo team durante un misterioso ritrovamento in Egitto.

Un sarcofago che non è una tomba, un amuleto a forma di scarabeo alato che nasconde un segreto e una storia mai svelata, celata per secoli sottoterra tra il Nilo e le piramidi. Sulle tracce dei misteri dell’antico Egitto e delle sue divinità, sarà l’archeologa Susan Scott a portare alla luce insieme ai suoi compagni di avventura una verità che lei e i suoi colleghi cercavano da tutta la vita e a cui il mondo scientifico non ha mai dato credito.
La vivranno sulla propria pelle, incrociando il proprio cammino con quello della stirpe aliena degli Annunaki, da sempre venerati nelle terre del Nilo come dei.

Fin da subito, è chiara la passione dell’autrice per l’archeologia e i miti egizi che traspone in una chiave fantascientifica in perfetto stile “Assassin’s Creed”, portando il lettore a confrontare un passato arcaico e ipertecnologico, diverso da tutto ciò che la Storia canonica ci racconta, con un presente dove una brillante e curiosa archeologa, assieme al suo team, cercherà di contrastare i piani di una spietata multinazionale che tenta di seppellire la verità con ogni mezzo.

Mainardi ci propone le divinità egizie come assimilabili a quelle sumere, nella più nota teoria degli antichi astronauti, e usa questo sfondo per dare vita ad una storia che associa passato e presente, ricollegandosi per alcuni dettagli alle ambientazioni create per la saga Argetlam.

Lo stile di questo romanzo breve risulta ricco e pulito, anche se un po’ troppo minuzioso in alcune descrizioni e puntiglioso nello spiegare e ripetere le intenzioni e i pensieri dei personaggi, soffermandosi spesso a dare interpretazioni che al lettore non servono. La narrazione di molte parti interessanti risulta inoltre sottovalutata, tendendo a raccontarle invece che mostrarle, allontanando il lettore dai fatti e impedendogli di essere realmente partecipe dei momenti più importanti, come per esempio il ritrovamento del finto sarcofago o gli episodi che stanno dietro l’inimicizia tra Iside e Seth, spendendo invece un tempo eccessivo su parti della storia a mio parere meno interessanti, come l’incontro tra Seth e l’ibrido. A rallentare ulteriormente la lettura ci sono poi diversi refusi e il continuo richiamo alle voci di glossario attraverso asterischi nel testo.

Il glossario rappresenta senz’altro uno strumento d’approfondimento interessante ed è utile alla comprensione di alcune parti ma, forse, sarebbe bastato lasciarlo in appendice senza tutti gli asterischi inseriti nel romanzo, che di fatto appesantiscono la lettura e la rendono meno fluida.

L’intera storia scorre piuttosto lentamente (anche a causa dello stile) e non riserva grandi sorprese per il lettore. In definitiva, la trama è quasi completamente raccontata nella quarta di copertina (che consigliamo di non leggere per evitare gli spoiler). I personaggi sono descritti con precisione, ma poco utili all’interno della trama che non si presenta come una delle più originali. Qualche incoerenza, specialmente nella parte ambientata ai giorni nostri, la rende a tratti poco credibile.

Più interessante è il racconto che s’intravede dietro la storia di Seth e delle divinità, narrato al presente in prima persona e ricca di intrighi e amori antichi. È in quest’ultimo intreccio che l’autrice dimostra la sua preparazione nell’ambito della mitologia egizia e un attento studio della fabula. Peccato che questa venga, nella maggior parte dei casi, solamente raccontata in modo grossolano, senza portare concretamente il lettore sulla scena. In ogni caso, alcuni elementi della storiografia alternativa che ci mostra Alessia Mainardi, sono intriganti e realistici. Meriterebbero senz’altro più spazio e un maggior approfondimento all’interno del libro.

In conclusione, questo romanzo è senz’altro consigliato ai lettori che sono già fan dell’autrice, perchè ritroveranno quegli elementi che tanto caratterizzano le sue opere. Inoltre, ci sentiamo anche di consigliarlo agli appassionati di mitologia egizia, che potranno ritrovare gli dei più noti umanizzati e mostrati con tratti nuovi e credibili grazie all’attento lavoro di ricerca fatta per il romanzo, che ho senz’altro molto apprezzato.

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