Home Animali fantastici TANTE RIVELAZIONI PER UN FILM DAI TONI DRAMMATICI – RECENSIONE AD “ANIMALI FANTASTICI – I CRIMINI DI GRINDELWALD” (NO SPOILER)

TANTE RIVELAZIONI PER UN FILM DAI TONI DRAMMATICI – RECENSIONE AD “ANIMALI FANTASTICI – I CRIMINI DI GRINDELWALD” (NO SPOILER)

written by Marianna Piras novembre 17, 2018

Cupo. Questo è il primissimo termine a cui ho pensato quando mi sono seduta a mettere insieme le mie sensazioni riguardo “Animali fantastici – I crimini di Grindelwald”, secondo film della saga dedicata a Newt Scamander&Co., dove si va ad affrontare l’ascesa di quello che sarebbe stato il mago più pericoloso di tutti i tempi, se non fosse comparso Voldemort, una generazione più tardi, a rubargli il primo posto. Avevamo lasciato Grindelwald in manette assieme agli auror del Macusa e lo ritroviamo in prigione, pronto al trasferimento. È un uomo dal grande potere persuasivo, sa usare le parole per manipolare le persone, ed è questa la primissima cosa che ci viene detta di lui e che mai, per nessun motivo, dovrà abbandonarci. Grindelwald è un manipolatore. La sua figura, perfettamente incarnata da quel genio istrionico di Johnny Depp, giganteggia, appare, si diffonde come fumo, anche nelle più piccole fessure, per tutto il film. Grindelwald ha il potere straordinario di essere presente in scena, anche quando è assente. Non solo perché viene evocato dai discorsi, dalle parole, ma anche per il suo costante aleggiare anche laddove meno ci si potrebbe aspettare. Di contro abbiamo un Albus Silente, anche in questo caso degnamente interpretato da Jude Law (che non ci fa rimpiangere minimamente né Richard Harris, né Sir Michael Gambon), che invece gioca di sottrazione. Silente sceglie di non esserci, non può affrontarlo: benché tutti, compresi i suoi più acerrimi detrattori, si rendano già da ora conto che egli è l’unico ad avere le capacità per sconfiggerlo, questi si ritrae, sostenendo di non poter combattere contro di lui. Vengono dunque alla luce dettagli del loro rapporto, dettagli ancora non chiarissimi, ma che lasciano intravedere quanto poi ci verrà definitivamente rivelato ne “I doni della Morte” sul passato che lega i due. All’interno di questo crescente dualismo ruotano le vicende di tutti gli altri personaggi, con un perno sempre più forte che risiede in Credence Barebone. Di fatto è lui la scintilla che mette in moto tutta la storia, gli straordinari poteri di cui questo ragazzo è dotato fanno sì che tutti lo vogliano dalla propria parte, soprattutto Grindelwald che è disposto davvero a ricorrere ad ogni goccia della sua capacità persuasiva. Capacità anche seduttiva, egli sa individuare i punti deboli delle persone, sa sfruttarli, molto più di quanto non facesse il Signore Oscuro, che pure sapeva giocare col fascino. Ma Voldemort agisce in prima persona, Grindelwald lascia che gli altri agiscano per conto suo e lascia che siano “gli altri”, gli avversari, a commettere atti di violenza per fare in modo che egli debba necessariamente difendersi, prendere il potere per tutelare gli oppressi, per dare la libertà a chiunque di essere quello che è e di amare chi vuole. Ho sempre pensato che il fatto che il duello tra Silente e Grindelwald avvenga nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, non sia stata una scelta casuale da parte di J.K. Rowling e quello che ho visto in questo film sembra confermarmelo. I toni restano cupi, drammatici, non c’è personaggio che non venga contagiato dalla cupezza, perfino Jacob e Queenie, le punte divertenti del precedente episodio perdono parte della loro freschezza, come “se tutta la felicità del mondo fosse sparita”, come se sopra le loro teste aleggiassero i Dissennatori. Il lato sbarazzino di Queenie, così autentico e fresco nel primo episodio, appare in certi punti troppo esagerato, artefatto, da farla risultare quasi isterica. Ho accolto in modo estremamente positivo, invece, il personaggio di Leta Lestrange, i cui panni sono vestiti dalla sempre più brava Zoë Kravitz, che getta una luce nuova ed intensa sulla storia di una famiglia di cui conosciamo davvero poco, ma che ci ha regalato davvero tanto in termini di personaggi. Come da Leta si arrivi a Bellatrix resterà un bel punto da approfondire. Per non parlare poi di Nagini, il maledictus che è destinato a restare per sempre serpente. I richiami alla saga “classica” di Hogwarts sono sapientemente centellinati nel corso del film, quasi a farci scoppiare il cuore nel petto, come quando vediamo la visione del castello sulle note di “Hedwig’s theme”, o sentiamo il nome McGranitt. Nome molto suggestivo, ma non sicuramente riferito a Minerva poiché il film è ambientato tra il 1927 e il 1930, mentre la nostra adorata professoressa nasce solo nel 1935.

Tanti temi sono stati messi sul piatto in questo film, che ci ha letteralmente tenuti incollati allo schermo senza farci prendere fiato. La storia si dipana in modo fluido, anche se forse, vista la mole di eventi e rivelazioni, certi dettagli si perdono un poco: non è molto chiaro ad esempio come Newt possa conoscere così alla perfezione certi dettagli del Ministero della Magia francese. Poco spazio, ma ben dedicato, viene concesso agli animali fantastici, grazie ai quali possiamo vedere le grandi capacità di Newt, timidissimo e impacciatissimo magizoologo, che vuole conquistare il cuore di Tina.

Il film arriva dunque al drammatico finale, che culmina in un sconvolgente colpo di scena, di cui ovviamente non vi diciamo nulla, ma che segna la strada per il prossimo capitolo. Comprensibilmente è un film che funge da ponte per il seguito, ma che di fatto mette davvero in moto la vicenda, alla quale il primo capitolo aveva fatto solo da preludio. Due anni ci separano dalla prossima uscita, anni che spenderemo sicuramente a fare le nostre teorie sui temi caldissimi ancora aperti.

Non mi resta che augurare buona visione da parte mia e di Universo Fantasy!

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