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“L’ALIANTE SCOMPARSO” DI MAURIZIO COMETTO – RECENSIONE » Universo Fantasy
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“L’ALIANTE SCOMPARSO” DI MAURIZIO COMETTO – RECENSIONE

written by Arianna Giancola Giugno 18, 2021

Amanti del fantasy bentrovati!
Oggi vi proponiamo la recensione di L’Aliante Scomparso, primo volume della pentalogia Il Libro delle Anime di Maurizio Cometto.
Il volume è edito da Delos Digital nella collana Odissea Fantasy.
Per quanto riguarda il resto della saga, il secondo volume, intitolato La Città delle Anime è già disponibile mentre il terzo, La Coda dello Scorpione, sarà pubblicato a brevissimo.
Se poi siete tra quelli che odiano attendere anni per scoprire come si conclude una lunga avventura, abbiamo buone notizie per voi: gli ultimi due volumi dovrebbero essere disponibili entro la fine dell’anno!

Maurizio Cometto nasce a Cuneo nel 1971.
Di formazione tecnico-scientifica, lavora come ingegnere meccanico e si definisce un “ragazzone di cinquant’anni”.
Scrive per passione da diversi anni, prendendo spesso spunto dalla propria vita e dai luoghi della sua infanzia, e ha già pubblicato diversi testi e racconti, tra i quali ricordiamo il romanzo Il costruttore di biciclette (Il Foglio 2006), la raccolta L’incrinarsi di una persistenza e altri racconti fantastici (Il Foglio 2008), il romanzo per istantanee Cambio di stagione (Il Foglio 2011), il racconto lungo La macchia (Acheron Books 2016) e le raccolte di racconti Heptahedron (Acheron Books 2017) Magniverne (Il Foglio 2018). Ha inoltre partecipato alle antologie The Silent Garden (Undertow Publications) con La Tierra Blanca e Folklore (Edizioni Watson) con La vera storia di Pietro Micca.

L’Aliante Scomparso è stato finalista del Premio Odissea 2016.

Vallascosa è un piccolo paesino, ma nasconde molti segreti.
Uno di questi è la misteriosa Muta, una sorta di rito di passaggio a cui molti genitori sottopongono i propri figli per renderli finalmente “adulti”.
Michele e i suoi amici, però, non vogliono farla, un po’ perché tutti i giovani che l’hanno attraversata divengono “strani”, un po’ perché è così bello poter continuare a giocare nei prati con un aliante nuovo di zecca che sembra poter volare all’infinito…
Quando però il padre di Michele annuncia di voler andare a fare “una gita” con suo figlio, al ragazzo non resta che la fuga. Il dodicenne si rifugia nella ferramenta del paese dove l’incontro con la vecchia signora Lena gli aprirà le porte del fantastico mondo di Valframés, l’inizio di un viaggio lungo e pericoloso che porterà Michele a dover combattere per la salvezza non solo della sua infanzia, ma delle anime di tutti quelli che ama.

Cometto è riuscito a creare un mondo straordinario, eppure familiare come un ritorno a casa. Vallascosa, il paesino del Nord Italia da cui prende il via la storia, si colloca temporalmente in un passato non troppo lontano, probabilmente quello dell’infanzia dell’autore, ancora non sommerso dalla tecnologia e in cui la vita scorre tranquilla.

La sua controparte, Valframès, è una sorta di specchio, un mondo parallelo allo stesso tempo uguale e completamente opposto dalla realtà di Michele.
È un mondo in cui i bambini non hanno doveri, in cui possono passare il tempo a giocare sapendo che, comunque, ci sarà qualcuno a prendersi cura di loro: la casa sull’albero dei sogni.
E la cosa forse più interessante di questo mondo popolato da ragazzini è che, nella realtà, non è il sogno dei più piccoli – che, in genere, non vedono l’ora di crescere – ma degli adulti.

E, infatti, a leggere tra le righe, i protagonisti dell’arco narrativo sono due: Michele e suo padre Riccardo; due visioni, due storie, due percorsi per un unico racconto.
L’intera storia può essere riletta con gli occhi degli adulti, tinta di una sorta di nostalgia venata dalla consapevolezza, e con quella dei bambini, dove la paura di quello che verrà e la spensieratezza propria della loro età formano un contrasto strano e avvincente.

L’Aliante Scomparso è un romanzo di formazione, un viaggio nella consapevolezza e della crescita interiore.
Prima dell’arrivo di Michele, i Mnis non riflettono. Vivono la loro vita senza memoria e senza pensieri accettando le bizzarre regole di un mondo creato solo per loro. Eppure, con l’istintiva consapevolezza che contraddistingue i bambini, capiscono molto presto come stanno le cose e, soprattutto, che il ragazzo è diverso da loro, che è completo.
E lo accettano.
Tutto il contrario dei Giassà che, invece, pur comprendendo subito che in lui ci sia qualcosa di “pericoloso” per l’ordine costituito, l’unico in grado di cambiare lo status quo, invece di accoglierlo come speranza di cambiamento tentano di distruggerlo.

Non so a voi, ma a me ha fatto tornare in mente i Bambini Sperduti e i pirati dell’Isola Che Non C’è.

Mi rendo conto che, con un romanzo del genere, sia quasi impossibile scrivere una recensione “normale”. Perché è possibile dire che è scritto in modo meraviglioso, avvincente, divertente e interessante, che la trama è coinvolgente, che i personaggi sono ben delineati, definiti in modo approfondito e psicologicamente valido.

Ma, in realtà, non è questo che lo rende straordinario. A farlo è la capacità di ogni pagina di risvegliare emozioni dimenticate, di riportare il lettore indietro o, meglio, dentro di sé.
Un ragazzo può leggerlo e ci troverà dentro il suo viaggio.
Un adulto può leggerlo e ci troverà dentro il suo Mnis che lo saluta da lontano.
Esiste solo un modo per non provare nulla grazie a questo libro: essere tra quelli che non vogliono leggerlo. E se fate parte di quel gruppo, mi dispiace davvero per voi.


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