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“IL SIGNORE DEI PICCIONI”, DI STEFANO STANZIONE – RECENSIONE

written by Arianna Giancola Marzo 26, 2021
Il Signore dei Piccioni - Stanzione - Copertina

Bentrovati, amici di Universo Fantasy.
Torniamo oggi a parlare di autori emergenti con un romanzo davvero particolare: stiamo parlando di Il Signore dei Piccioni, un thriller paranormale scritto da Stefano Stanzione ed edito da Segreti in Giallo Edizioni.

Stefano Stanzione è romano di nascita, con una grandissima passione per il cinema, la letteratura e i fumetti.
Ha conseguito un master in sceneggiatura cinematografica e una laurea al DAMS.
Prima di Il Signore dei Piccioni, uscito nel 2020, ha pubblicato Come Lucertole (2009, edizioni Il Filo), Tu che hai incendiato i laghi e Liberate vos ex tenebris (entrambi del 2012, autopubblicati).
Nel 2021, inoltre, è prevista l’uscita del primo albo di una miniserie di genere action/post apocalittico per la Tora Edizioni, scritta da Stanzione con i disegni di Elian Sali.

L’ex campione dei pesi massimi Eric Dove lascia l’America per ritirarsi a vivere nella bellissima isola di Ponza. Ormai settantenne e con un passato oscuro di violenza, alcolismo e abuso di droghe, cerca la redenzione in una vita semplice, che possa aiutarlo a sopportare il ricordo delle perdite subite e degli errori commessi.
La sua unica compagnia sono dei piccioni, che alleva con amore nella sua villetta.
Ma una strana scia di morti e incidenti lo strapperanno alla sua tranquillità, trascinandolo, suo malgrado, in un’indagine dai risvolti sorprendenti e inaspettati. Tra macchinazioni politiche, corruzione e superstizioni, l’isola di Ponza si tinge del rosso sangue scarlatto delle sue vittime.

Stefano Stanzione ci regala un romanzo di altissimo livello, originale e inaspettato, che trascina letteralmente il lettore nel vortice degli eventi.
Tutto l’arco narrativo si svolge nell’isola di Ponza, piccola gemma situata di fronte al Golfo di Gaeta.
L’autore riesce, con molta abilità, a mettere in luce i pregi e i difetti di questa rinomata meta turistica e, soprattutto, i problemi affrontati dagli abitanti stabili dietro la facciata presentata agli stagionali.
Le descrizioni sono brevi ma molto incisive, dimostrando non solo un’ottima conoscenza del territorio, ma anche una brillante capacità narrativa.

I personaggi del racconto non sono molti, ma sono tutti ben calibrati e costruiti in modo egregio, con un’attenzione particolare all’elemento psicologico che li rende tridimensionali e credibili.
La figura di Eric, in particolare, risulta particolarmente riuscita.
Come ammesso dall’autore stesso, il personaggio è stato ispirato sia dalla saga di Rocky Balboa, protagonista della storica serie di film che coprono un arco temporale che va dal 1976 al 2018 interpretato da Silvester Stallone, sia dalla vita di Mike Tyson.
Il passato di Eric Dove è un’ombra costante nella sua vita. Nonostante l’equilibrio raggiunto con fatica e con dolore, i “demoni” che lo spingono alla violenza rappresentano una sfida continua, incarnando la lotta titanica tra la luce e l’oscurità presenti in ognuno.
“The Mangler” è la sua ombra, facendolo vivere nell’insicurezza, nella paura costante di cedere al suo “lato oscuro”, specie ora che la sua adorata moglie, la roccia a cui si era aggrappato per riemergere dall’abisso, non è più con lui.

In quest’ottica appare davvero interessante il rapporto che sviluppa con Emilia, giovane sbandata che ricorda a Eric un se stesso più giovane.
Dopo l’iniziale scontro, tra i due si sviluppa uno stretto legame, che più che un rapporto padre-figlia, fa pensare a quello maestro-discepolo di fantascientifica memoria.
Il personaggio di Emilia è realistico, complesso, ricco di sfaccettature e di ombre e incarna, nel suo piccolo, non solo l’insicurezza e il senso di ribellione tipici dell’adolescenza in generale ma, soprattutto, il senso di smarrimento vissuto dai suoi coetanei non d’inchiostro e carta che vivono una realtà problematica e complessa com’è quella della vita su una piccola isola.

La trama è ben costruita, con un sapiente dosaggio di indizi ed eventi, che trascinano letteralmente il lettore in un vortice di avvenimenti.
Il processo investigativo e deduttivo è ben studiato, così come l’attenta calibrazione dei colpi di scena che seminano dubbi e perplessità, invogliando a proseguire nella storia fosse anche solo per comprendere quale sia la realtà.
Stefano Stanzione riesce a fare tutto questo con uno stile semplice e diretto, quasi ermetico nella sua essenzialità, che riesce tuttavia a invitare alla riflessione filosofica e psicologica.

L’insieme di questi elementi crea un equilibrio quasi magico, dando origine a un thriller paranormale dai risvolti originali e inaspettati, consigliatissimo a tutti gli amanti del genere.

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