Home Recensioni “LA GUERRA DELLA ROSA NERA” DI MARCO OLIVIERI – RECENSIONE DI FRANCESCO LODATO

“LA GUERRA DELLA ROSA NERA” DI MARCO OLIVIERI – RECENSIONE DI FRANCESCO LODATO

written by Francesco Lodato Marzo 15, 2021
La Guerra della Rosa Nera - Olivieri - Copertina

La guerra della Rosa Nera non è solo un ottimo e scorrevole romanzo fantasy.
La saga in due parti scritta da Marco Olivieri, scrittore classe 1982, è soprattutto parte dell’universo espanso di Nova Aetas.
Il libro, edito dalla Myth Press, rappresenta l’ennesimo tassello di un progetto crossmediale che parte dall’ambientazione dei giochi Nova Aetas: Renaissance e l’omonimo Black Rose Wars, entrambi della Ludus Magnus Studio, dei quali riprende i personaggi principali (presenti all’interno dei giochi anche sotto forma di miniature).

La cornice della storia racconta della giovanissima Irene, che il destino e la curiosità conducono sulla cima del campanile proibito della villa in cui vive da poche settimane con la madre. Lì irrompe nel pieno della “Guerra della Rosa Nera”, lo scontro tra quattro potenti maghi: Jafar, Nero, Tessa e Rebecca, tutti pretendenti al titolo di Maestro della Loggia della Rosa Nera.
Da quel momento la storia si riavvolge mostrando, con quattro distinte linee narrative, il percorso compiuto dagli incantatori, negli anni precedenti, per guadagnarsi il diritto a prendere parte alla sfida finale.

L’autore, originario di San Benedetto del Tronto, proviene dal mondo dei giochi di ruolo e di quelli da tavolo.
Ha esordito nel 2014 con “Ciò che muove il mondo”, passando poi alla pubblicazione in rete di “Zombicide Adventures” (2016), una serie di racconti ispirati all’omonima serie di giochi da tavolo.
Nel gennaio del 2018, sempre sul web, pubblica un racconto dal titolo “Fireteam Zero” e, in seguito, “Rock Story”, ispirato al gioco di ruolo “Rockopolis”, presentato durante il Lucca Comics del medesimo anno.

La Guerra della Rosa Nera prosegue su questa falsariga di lavori tratti dal mondo dei boardgame ed è il primo di due volumi che portano in vita gli eroi del gioco da tavolo. Questo vale soprattutto per Rebecca, la giovane maga nata come parte della compagnia di ventura di Renaissance e cresciuta giungendo a contendere il titolo di Maestro della Loggia della Rosa Nera agli altri tre pretendenti: l’arabo Jafar, il. nobile romano Nero e la fauna Tessa (unica non umana tra i personaggi principali).
Forse proprio grazie alla caratterizzazione preesistente, tutti i protagonisti della storia (e gran parte dei comprimari) risultano ben delineati, coerenti nelle azioni, nelle motivazioni e nel linguaggio, tanto con se stessi quanto con il mondo che li circonda. Il risultato sono quindi dei personaggi decisamente convincenti e tridimensionali, sia nella caratterizzazione che nelle sotto-trame ad essi legate e che rispecchiano perfettamente i tre livelli di conflitto freudiani tipici.
Tutti e quattro i protagonisti sono potenti stregoni, ciascuno dei quali legato a una precisa scuola: Divinazione (Jafar), Distruzione (Nero), Trasmutazione (Tessa) e Invocazione (Rebecca).
Rebecca appare da subito la più debole dei quattro, ma un ottimo plot twist porterà a scoprire come la ragazza possegga ben altri e più terribili poteri rispetto a quelli inizialmente mostrati.

Questo particolare approccio al mondo dei duelli tra maghi, allo scontro tra incantatori, deriva direttamente dal gioco omonimo del romanzo, un competitivo strategico dove per sconfiggere gli avversari ciascun giocatore dovrà lavorare di deck building, aumentando il numero e la potenza delle magie contenute all’interno del proprio grimorio.
Ovviamente, il romanzo risulta perfettamente godibile anche senza avere mai giocato ai boardgame da cui trae ispirazione e presenta indubbiamente un unico difetto: la cornice.

La narrazione, ambientata nell’Italia del 1500, schiacciata dal potere dello Stato Pontificio, si apre e si chiude, infatti, sulla giovanissima Irene, il cui punto di vista diviene quello del lettore.
Purtroppo, però, il volume si sviluppa sotto forma dì flashback, rendendo abbastanza vani gli intrecci secondari di alcuni personaggi (come la lotta per il potere di Tessa contro una fauna rivale), in favore di altri.

Dei quattro protagonisti viene raccontato il percorso che li ha condotti alla battaglia per il controllo della Loggia della Rosa Nera. Ambientato in una Torino cupa e oscura, mostra il diverso viaggio iniziatico compiuto da ciascuno di loro, per raggiungere il momento della sfida.
Se l’arrogante Nero viene addestrato all’uso della magia dal nonno, la Sciamana Tessa deve affrontare sia l’eterna lotta tra primevi (qui presentati come fauni e centauri) e umani, che una congiura ai suoi danni ordita da una fauna rivale.
Rebecca, dal canto suo, deve lottare contro i fantasmi del proprio passato, accettando la sua vera natura invece di rinunciare alla magia, mentre Jafar compie un rischioso viaggio in cerca di segreti dimenticati tra le sabbie del deserto.
Ovviamente, le trame andranno sfiorandosi e intrecciandosi sempre di più con il progredire della storia, creando un interessante affresco storico.

Dettaglio non da poco è, infatti, proprio lo studio storico dell’ambientazione, che sebbene leggermente più cupa rispetto alla storia ufficiale, si presenta abbastanza fedele nella rappresentazione dei luoghi e delle personalità storiche presentate lungo un racconto funestato dalla presenza oppressiva dell’Inquisizione e della religiosità fanaticamente malata dell’epoca.

La Guerra della Rosa Nera è un libro scorrevole, fluido e accattivante, un fantasy diverso e originale, che presenta una struttura solida e godibile. Si tratta di un romanzo che, sebbene presenti qualche difetto, appassiona il lettore portandolo a scegliere da che parte stare in questa Civil War tra maghi che, ciascuno con le proprie motivazioni, si sfidano tra loro per il controllo del potere supremo nonostante siano tutti braccati da un nemico comune.

Sebbene espanda l’universo di Nova Aetas, la Guerra della Rosa Nera non è un libro rivolto esclusivamente agli appassionati di boardgame. Al contrario, è un romanzo adatto a tutti coloro che apprezzano il fantasy storicizzato tipico, per esempio, dei lavori di Marion Zimmer Bradley, con un contenuto più cupo, realista e adulto rispetto ai normali Sword&Sorcery.

Ti potrebbero piacere

Lascia un commento