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“LA ROSA BIANCA DI SERPENTE: L’INIZIO DELLA MALEDIZIONE” DI GRETA GUERRIERI – RECENSIONE

written by Arianna Giancola Settembre 16, 2020
La Rosa Bianca di Serpente - Copertina

Bentrovati amici di Universo Fantasy,
oggi siamo qui per parlarvi di un romanzo fantasy dal grande potenziale: La Rosa Bianca di Serpente: L’inizio della Maledizione, di Greta Guerrieri (2018).

Lais è un adolescente, un orfano, dal carattere scostante e solitario. Benché abbia sempre cercato di passare inosservato, i suoi brillanti e magnetici occhi dorati glielo impediscono. Stufo di vivere in povertà nel suo decadente villaggio, decide di mettersi in viaggio per cambiare le sorti del suo futuro. Ma la strada si rivelerà sin da subito più ardua del previsto e lo porterà a incontrare Etka, fanciulla solare e allegra, il cui destino è indissolubilmente legato al suo.
Wolk e Jul abitano nello stesso villaggio di Lais ma sono costretti a fuggire insieme. Anche i loro caratteri sono molto differenti, ma le difficoltà li porteranno a stringere un duraturo sodalizio… e forse qualcosa di più.
Una maledizione e uno scopo riuniranno i quattro adolescenti nel loro viaggio, senza sapere che dovranno scontrarsi con un potente nemico ancora sconosciuto.

Greta Guerrieri ci propone un fantasy young-adult dalle caratteristiche estremamente originali.

L’elemento che risalta maggiormente è l’ambientazione.
Il mondo in cui si muovono i personaggi è costituito da una serie di villaggi governati da un unico sovrano che fa rispettare la legge grazie a un esercito di soldati.
Ogni villaggio è isolato dagli altri e spostarsi dall’uno all’altro è un’impresa in cui pochi valorosi (e fortunati) riescono.
Ognuno di essi, poi, è caratterizzato da condizioni economiche e sociali estremamente differenti, dovute alle preferenze accordate dal re. Si passa quindi dal villaggio di Nefic (luogo di nascita di Lais, Wolk e Jul) dove si vive in povertà e la diffidenza e le risse sono all’ordine del giorno, al villaggio di Pevobu (dove invece vive Etka) in cui i crimini sono pressoché sconosciuti e ognuno ha i mezzi per vivere una vita tranquilla e dignitosa.

Si tratta di un mondo all’apparenza medievale o preindustriale, privo di tecnologia come i mezzi a motore o i dispositivi di comunicazione moderni; le armi sono spade e lance, eppure i suoi abitanti indossano jeans strappati ad arte, felpe e scarpe da ginnastica e utilizzano pratici e comodi zaini.
Questa particolarità crea un contrasto interessante, che può piacere o meno, ma che si caratterizza come un elemento peculiare decisamente originale.

Il romanzo è corale, con quattro protagonisti principali che, di tanto in tanto, lasciano spazio a personaggi “minori”, facendoci intendere che acquisteranno poi spazio nel prosieguo della storia.
La caratterizzazione è molto buona, sebbene in alcuni tratti pecchi forse di un’ingenuità che forza un po’ alcune scelte di comportamento.

Il personaggio meglio riuscito, a nostro parere, è quello di Wolk. Il giovane è infatti quello che presenta una personalità più sfaccettata e credibile, con sbalzi d’umore e repentini mutamenti propri dell’adolescenza.
Presentato inizialmente come un bullo senza speranza, dimostra man mano una varietà di sentimenti e una profondità di pensiero notevoli, la cui espressione è però ostacolata dalla confusione e dalla necessità di apparire che sono tipici dei ragazzi di quell’età.

Di contro, i personaggi femminili risultano un po’ come degli stereotipi: eccessivamente emotive e fin troppo inconsapevoli della realtà che le circonda, queste ragazze letteralmente “smaniano” per il “bello e dannato” del gruppo, tanto da restare imbambolate e a bocca aperta ogni volta che Lais si degna di rivolgere loro uno sguardo.
Probabilmente questa scelta è dovuta alla necessità di rapportarsi con delle controparti maschili così emotivamente ingombranti e complesse, ma i personaggi femminili della Guerrieri hanno grandi spazi di crescita, e già alla fine del primo libro mostrano segni di maturazione che lasciano ben sperare.

L’intero primo libro è quindi dedicato alla presentazione dei personaggi e alla costruzione dei casi che li porteranno a riunirsi. Persino l’antagonista viene presentato solo di sfuggita, in un breve capitolo che lo tratteggia con poche efficaci pennellate che ben promettono.

Ci sono poi dei brevi accenni, degli indizi altrettanto promettenti che ci fanno ben sperare sullo svolgimento della storia in futuro.

La trama è interessante e ben costruita, senza tempi morti e con un sapiente dosaggio dei colpi di scena e delle trame secondarie.
Lo stile, invece, necessita ancora di maturazione e di un deciso lavoro di limatura, che renderebbe più scorrevole il testo e più incisivi e credibili i dialoghi.
Per quanto riguarda invece la presenza di refusi ed errori vogliamo davvero complimentarci, perché in questo testo sono praticamente inesistenti ed è, probabilmente, il lavoro più accurato in cui ci siamo imbattuti (comprese le pubblicazioni delle grandi case editrici) negli ultimi anni.

Insomma, La Rosa Bianca di Serpente: L’inizio della Maledizione è un lavoro promettente e dalle grandissime potenzialità, che merita sicuramente una possibilità nonostante i grandi margini di miglioramento che siamo certi corrisponderanno alle aspettative nel secondo volume.

Quindi corriamo a leggerlo, visto che La Rosa Bianca di Serpente: destini incrociati è già disponibile negli store.

Voi lo avete letto? Cosa ne pensate? Lasciateci un commento per dirci la vostra!

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