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BLADE RUNNER 2049: IL RITORNO DEL CULT

written by Floriana Marchese ottobre 25, 2017

 

Ryan Gosling e Harrison Ford, interpretano rispettivamente l’Agente K e Rick Deckard

Blade Runner 2049 è un film di fantascienza che tiene perfettamente il passo della società alla quale si propone. Se molti “puristi” lamentano un distacco rispetto all’opera di Ridley Scott del 1982 (Blade Runner n.d.r.) lo fanno a ragion veduta, e ben venga che sia così, e, per certi versi, questo film è anche più affine al romanzo di Philip K. DickIl cacciatore di androidi” (Do Androids Dream of Electric Sheep?).

Il Blade Runner di Scott nasce all’interno di un periodo storico calato nel postmodernismo e nel cyberpunk, mentre quello da poco uscito nelle sale sarebbe stato un film come tanti altri, se non avesse deciso di prendere una piega differente rispetto all’originale. Quello che abbiamo potuto osservare è come Denis Villeneuve sia riuscito nell’impresa di creare, pur con un sottile filo amarcord, qualcosa che è diventata “altro da se”.

Prima di proseguire,  è giusto esporre brevemente la trama.

Ci ritroviamo nella Los Angeles del 2049 in cui gli androidi sono esseri obbedienti. L’agente K, anch’esso androide, ha il compito di “ritirare” i vecchi Nexus ribelli, ovvero di porre fine alla loro meccanica esistenza.

Durante il ritiro di uno di essi, Sapper Morton, K trova una cassa, sepolta sotto ad un albero morto tenuto in piedi da tiranti in acciaio.

Recuperata e portata alla stazione di poliziasi scopre che questa contiene le ossa di una donna morta per complicazioni durante un parto cesareo, ma la donna in questione era una replicante, che teoricamente non dovrebbe essere in grado di avere figli.

Joi, interpretata da Ana de Armas

Da qui partono le ricerche per trovare sia il figlio che il padre, Deckard, ovvero il blade runner del film precedente.

Sin dalle prime scene, il simbolismo vita/morte è molto chiaro, a partire proprio dall’albero, simbolo di vita, in questo caso morto ma tenuto in piedi a fare da lapide a chi è morto nell’atto di mettere al mondo un figlio, con incisa una data che è, allo stesso tempo, di nascita e di morte.

Lasciando da parte per quanto possibile i pareri personali, Blade Runner 2049 è oggettivamente un film che lascia spazio a profonde riflessioni filosofico/sociologiche. Definito persino da Paolo Mereghetti, famoso critico cinematografico e giornalista, una “vertigine filosofica”.

La questione dominante a mio parere è quella del cambio dei ruoli. Al di là del “più umano degli umani” che emerge in modo dirompente sin dalla prima scena in cui Supper rientra in casa, dove la sua minestra di aglio auto coltivato, sobbolle. O alla speranza di K di essere “colui che è nato, non creato”. O ancora alla frustrazione di Wallace, il nuovo genio produttore di replicanti, nel non riuscire a creare esseri fertili, in grado di procreare, relegando così la sua ambizione divina a quella di demiurgo creatore del solo mondo materiale, da ciò che è già preesistente.

Tutto ciò viene proposto da Villeneuve in un momento storico in cui la società vive il tema della procreazione sotto nuove luci e nella quale nuove realtà e problematiche sono venute a delinearsi.

Da qui lo spunto per mettere in evidenza come Blade Runner 2049 abbia spostato anche i riflettori e incentrato tutto sulla donna. Donna che sostituisce i ruoli cruciali fin ora in prevalenza maschili: vedi il Tenente Joshi, capo di K, Luv che si sostituisce a Wallace nelle decisioni operative, Freysa a capo dei ribelli che hanno protetto e continuano a proteggere “l’eletto”.

Il tutto confermato dal detentore del ruolo chiave, che fu di Neo in Matrix, il ruolo cristico dell’eletto che deve salvare il mondo, colui che rappresenta il miracolo, la vita, l’anima, la rivoluzione al sistema…e qui non svelo altro!

Da sinistra: il regista Denis Villeneuve e gli attori Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas e Sylvia Hoeks nel 2017 al San Diego Comic-Con International.

Questa è a mio parere la chiave di volta di questo moderno Blade Runner, in un momento in cui la donna è artefice del proprio destino ed ha la possibilità di cambiare il mondo. Questo film doveva necessariamente essere diverso dal suo predecessore, in quanto in trentacinque anni la società è cambiata. Oggi è la nostra quotidianità il cambiamento, come i touch screen prima erano solo appannaggio di film futuristici come “Minority Report”.

Stiamo assistendo ad una rivoluzione culturale ancora in atto e Blade Runner 2049 intelligentemente non è andato a rifugiarsi in certezze ormai obsolete.

Ha vinto puntando sulla contemporaneità.

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