Tag: fantascienza

  • “LADRI DI TEMPO” DI LINDA TALATO E VINCENZO ROMANO – RECENSIONE

    “LADRI DI TEMPO” DI LINDA TALATO E VINCENZO ROMANO – RECENSIONE

    Piccola incursione nella fantascienza per il nostro #lunedìdellerecensioni.

    Torniamo nel mondo di Delos Digital con Ladri di tempo, romanzo breve a quattro mani di Vincenzo Romano e Linda Talato per la collana Chew-9.

    Gli Autori

    Linda Talato Linda Talato, classe 1986, è nata e cresciuta a Piove di Sacco, in provincia di Padova. Laureata in Scienze Politiche, lavora in ambito commerciale e nel tempo libero scrive.

    Per Delos Digital ha pubblicato Pepetual Life One (nella collana Dystopica) e Case Study One (per la collana Crime). Il suo racconto Lo Stagno è stato selezionato tra i dieci vincitori della seconda edizione del concorso letterario Lo Scrigno dei Racconti e inserito nella raccolta Le Migliori Storie da Lo Scrigno dei Racconti vol.2 pubblicato da Runa Editrice.

    Insieme a Vincenzo Romano ha scritto Alienazione, racconto contenuto nella raccolta Oltre lo Specchio, edita da Dark Zone Edizioni e patrocinata da Amnesty Italia.

    Vincenzo Romano, beneventano classe 1980, si occupa di Sistemi di gestione della Qualità e Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.

    Nel 2016 pubblica il suo primo romanzo fantasy, Mezzosangue, con 0111 Edizioni. Nel 2019 cura l’antologia a scopo benefico I viandanti di Eirahn. Nel 2021 scrive con Linda Talato il racconto Alienazione per l’antologia, patrocinata da Amnesty International, Oltre lo specchio di Dark Zone Edizioni. Nel 2022 pubblica, con Tiziana Irosa, il romanzo Al posto tuo. Nel 2023 fonda il progetto The Good Dragons Inn, incentrato su gioco di ruolo e solidarietà.

    Dal 2024 Linda Talato e Vincenzo Romano curano insieme la collana Dystopica di Delos digital.

    La Trama

    Dopo un incidente disastroso, Soria viene salvata quasi per miracolo ma la sua vita è agli sgoccioli. Quando uno strano individuo le propone di restituirle un po’ del tempo che l’incidente le ha sottratto, la donna pensa a uno scherzo crudele ma, ben presto, scoprirà che è molto di più.

    È davvero possibile vivere per sempre? E che ruolo ha la versione modificata del Chew-9 in tutto questo?

    Storia e Stile

    Linda Talato e Vincenzo Romano hanno portato avanti un percorso, iniziato tempo fa con le loro prime opere a quattro mani, superando una soglia importante.

    Più che un romanzo di fantascienza, infatti, questo è un romanzo psicologico, un viaggio all’interno della mente di Soria, la protagonista.

    E questo significa che più che da eventi, la trama è caratterizzata da stati mentali, cambiamenti di stato determinati da incontri che possono essere riassunti in quattro momenti fondamenteli:

    1. L’incontro con Kairos
    2. La prima “vittima”
    3. L’ultima “vittima”
    4. L’incontro con la madre

    L’incontro con Kairos è il motore che muove tutto. Non tanto per la proposta che viene fatta da questo strano personaggio, quanto per il momento particolare in cui tale proposta avviene. D’altra parte, Kairos è proprio un’antica definizione del tempo, intesa come momento in cui qualcosa di speciale avviene.

    “Tempo, tempo… Il tempo è fondamentale. Il tempo è l’inizio e la fine di tutto.”

    Se Soria non si fosse trovata d’un tratto alla “fine del suo tempo”, avrebbe accettato una proposta simile? Kairos sfrutta un momento psicologico molto particolare, caratterizzato da paura e insicurezza, per proporre qualcosa di agghiacciante mascherando l’atto dietro una patina di etica: […] la persona a cui prendi il tempo deve dartelo volontariamente. Non puoi ottenerlo con la forza.

    La prima “vittima” cancella ogni restante insicurezza: è il punto di partenza per una vita infinita, per l’immortalità. E se è la vittima stessa a voler cedere il proprio tempo in cambio di un sollievo di pochi istanti, come può Soria sentirsi in colpa?

    Una volta varcata quella soglia non si torna indietro e, infatti, seguono un’infinità di altre “vittime”, di altri sacrifici dei quali però non ci viene detto nulla.

    L’ultima “vittima” segna invece l’inizio di un altro cambiamento. La speranza dell’immortalità è svanita, così come forse il desiderio di continuare a quel modo.  Ma a parte l’impatto emotivo che le sue stesse scelte hanno sulla protagonista, quest’ultimo incontro ha valore perché permette quello con la madre. Ora, per la prima volta, Soria si rende conto di qualcosa: che la scusa “etica” alla quale si è aggrappata fino a quel momento non regge, che un momento in cui si è convinti di qualcosa può essere, appunto, solo un momento.

    E che non si può ingannare il tempo più di tanto.

    È la fine di un lungo percorso che si conclude con una decisione. Quando ha incontrato Kairos, Soria era stata in qualche modo privata della possibilità di scegliere. Era stato il destino a decidere per lei e lei si era ribellata. Ora, invece, compie una scelta differente, quasi in una sorta di compensazione. La cosa più interessante è che non si tratta di senso di colpa, ma della chiusura di un ciclo. Una libera scelta che è un estremo grido di libertà.

    Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il lungo viaggio compiuto da Talato e Romano. Lo stile è ormai maturo, potente, immersivo. Ogni pagina, ogni battuta di dialogo, ogni singolo termine risultano essenziali e indispensabili.

    Tra l’altro, non si avverte minimamente la presenza di due menti diverse oltre la pagina e la scrittura fluisce rapida e sicura, senza esitazioni né stonature.

    Ambientazione e personaggi

    In un contesto simile, l’ambientazione risulta quasi superflua, più uno sfondo davanti al quale muovere i personaggi che un mondo nel quale immergerli.

    Dato che la maggior parte della storia si svolge nella psiche della protagonista, infatti, lo scopo reale dell’ambientazione in questo romanzo è quello di “regolare le luci sulla scena”, di trasmettere un’impressione al lettore, di fornirgli appena un’idea di ciò che potrebbe ragionevolmente aspettarsi. Sappiamo dunque di essere da qualche parte nel futuro, in un mondo in cui esistono delle colonie spaziali, ma senza che la vita sia cambiata poi molto per i mortali.

    Sebbene il worldbuilding e le descrizioni siano praticamente assenti, non se ne sente poi troppo la mancanza. Le brevi pennellate sono sufficienti a creare l’atmosfera e, d’altra parte, questo permette al lettore di concentrarsi su ciò che è davvero essenziale: i personaggi.

    La narrazione in terza persona è quasi totalmente incentrata su Soria. È lei che seguiamo nel suo percorso evolutivo, è sua la psiche che impariamo a conoscere e a interpretare. Ed è attraverso i suoi occhi che viene filtrata la conoscenza degli altri personaggi.

    Fino a quando non viene messa davanti a una nuova realtà che cambia la sua e la nostra concezione.

    Tornando indietro, allora, come lei mettiamo in dubbio percezioni e interpretazioni. E a quel punto il lettore si trova davanti a un romanzo nuovo, più sfaccettato e profondo di quanto avrebbe immaginato.

    L’unica pecca a quest’opera chi scrive la trova nell’epilogo, quasi un fan service esplicativo che forse si sarebbe potuto gestire in modo differente, giacché stacca molto dal tono e dalla profondità del resto del testo.

    Ma si tratta di sfumature e di gusti personali, che poco hanno a che fare con l’autentica qualità del romanzo.

    Conclusione

    Ladri di tempo di Linda Talato e Vincenzo Romano è un romanzo breve, ma che lascia un’impressione profonda e spinge alla riflessione anche molto tempo dopo la parola fine.

    Nonostante questo, si tratta di un’opera alla portata di un pubblico abbastanza vasto, forse perlopiù di lettori forti ma che può sicuramente affascinare, con la sua originalità e profondità, anche chi esita a provare qualcosa di nuovo.

  • “ARMILLA MECCANICA” DI FABIO CARTA – RECENSIONE

    “ARMILLA MECCANICA” DI FABIO CARTA – RECENSIONE

    Fabio Carta, nato a Roma nel 1975, è laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico. E’ appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del Ciclo Bretone e cavallereschi in generale. Ha sviluppato anche uno spiccato interesse per le vicende che hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture.

    Il suo esordio letterario avviene nel 2015 con il primo capitolo della saga Arma Infero, pubblicata con la Inspired Digital Publishing. La saga comprende: Il Mastro di Forgia (2015), I Cieli di Muareb (2016), Il Risveglio del Pagan (2018) e Delenda Gordia (2019).

    Fabio Carta ha poi proseguito pubblicando un racconto in collaborazione con Emanuela Valentini intitolato Megalomachia (2016) e il romanzo fantascientifico Ambrose (2017).

    Armilla Meccanica è stata pubblicata alla fine del 2021 sempre con Inspired Digital Publishing.

    “I Meka incarnavano un’idea, quasi un’ideologia in verità, quella del gigantismo meccanico dell’umanità alla conquista delle stelle. Troppo grande l’universo per affrontarlo con le sole piccole membra fornite all’uomo dalla natura.”

    Una crisi economica mai vista prima devasta tutte le colonie della Via Lattea. Le conseguenze colpiscono anche una remota miniera extrasolare su cui Geuse, un vecchio mek-operaio, vede i frutti del suo duro lavoro sfumare giorno dopo giorno.

    Anche Geuse, come molti altri, è tentato di prendere ciò che gli spetta e di cambiare vita. Ma non è così facile.

    Nel frattempo, la Metrobubble, capitale finanziaria della galassia, è stravolta dallo slittamento temporale tra sistemi planetari, dai disordini e dalle rivoluzioni.

    I queer, si sono ribellati al feroce dittatore Meklord nella speranza di un soccorso dalla Terra o almeno di un eroe.

    Un liberatore, un pirata, un avventuriero… o anche solo un semplice operaio.

    Questa è la trama di Armilla Meccanica, l’ultima creazione di Fabio Carta, in ordine temporale, primo capitolo della sua nuova saga.

    Si tratta di un romanzo il cui unico “limite” è l’amore per la fantascienza. La ricerca di terminologie create ad hoc, così come ruoli o elementi, potrebbero rallentare la lettura di chi non conosce lo stile di Carta, ma che sicuramente saranno ben graditi agli amanti del genere.

    Un romanzo da leggere con costanza e attenzione, perché l’autore tratta diversi temi e per immergersi nelle sue idee e nella sua creazione è necessaria una buona dose di concentrazione. L’esito finale, però, sarà sicuramente gradito a chiunque inizi questo viaggio.

    Come detto in precedenza, Armilla Meccanica è ricco di terminologie futuristiche e queste ben legano con lo stile chiaro e profondo dell’autore.

    Tra varie teorie aerospaziali, riuscirà a sviluppare personaggi dal carattere e dal pensiero ben definito e le cui azioni non risulteranno mai casuali, ma sempre dettate dal desiderio ardente di riuscire a raggiungere il loro ideale.

    Un libro distopico di tutto rispetto, un futuro non troppo diverso dal nostro presente e su cui Fabio Carta ci invita a prestare attenzione e a ricercare, tra le pagine, le similitudini e i comuni problemi.

    Un romanzo fantascientifico davvero attuale che ci sentiamo di suggerire agli amanti del genere ma, soprattutto, a chiunque cerchi uno stile davvero particolare in grado di trascinare la mente in luoghi ancora da esplorare.

  • “GLOBUS” DI ROBERTA LA ROCCA – RECENSIONE

    “GLOBUS” DI ROBERTA LA ROCCA – RECENSIONE

    Globus di Roberta La Rocca è un romanzo fantascientifico dallo stile magniloquente e dal ritmo cadenzato, autopubblicato nel gennaio del 2019.

    Roberta La Rocca nasce a Savona, è laureata in chimica e come hobby non si dedica unicamente alla scrittura, ma anche alla musica: suona infatti il flauto dolce ed è diplomata in Teoria e Solfeggio.

    Nello stesso genere, l’autrice ha pubblicato anche altri titoli tra cui: Semisfera e la saga di Punaap (All’ombra della montagna cono e il suo seguito, Lo scrigno della vita).

    In breve, Globus è un romanzo la cui ambientazione è senz’altro peculiare; si tratta, infatti, di un mondo caratterizzato da una fenditura (“Faspath”), che minaccia di chiudersi inghiottendo la cittadina in cui vivono una serie di personaggi che ci vengono via via presentati, tra cui una lumacide di centocinquant’anni di nome Seluma, che gestisce il migliore ristorante di Nelatte (il Torciglione), la città-ragnatela.

    A dare l’allarme della prossima e funesta implosione è un “carrello” delle miniere, un automa dotato di un vero e proprio cuore, che muore dopo aver raggiunto il ristorante di Seluma, lasciando la lumacide e ogni cliente al suo interno perplessi. Come reagire a una simile notizia?

    La narrazione, come accennato in precedenza, è molto ritmata e coinvolgente, tanto che  risulta difficile scollare gli occhi dalla lettura anche se, bisogna ammetterlo, lo stile potrebbe risultare a tratti erccessivamente complesso per chi non sia un lettore forte.

    Chiaramente, il tutto dipende dal gusto personale del lettore: c’è chi apprezza una penna più magniloquente rispetto a una eccessivamente sbrigativa e priva di descrizioni minuziose.

    Tuttavia, abbiamo notato una certa pervasività di termini tecnici (appartenenti al campo della chimica o della biologia) che, personalmente, chi scrive apprezza davvero molto anche se non è scontato che tutti la pensino allo stesso modo.

    Nonostante i tecnicismi, il registro utilizzato è assolutamente meritevole; all’interno del testo, abbiamo infatti avuto modo di ritrovare alcuni vocaboli ed espressioni poco utilizzati, in completa controtendenza con le forme di espressione meno ricercate che oggi contribuiscono fin troppo all’impoverimento della nostra splendida lingua. 

    Altro elemento apprezzabile sono le descrizioni a cui si è accennato in precedenza: l’autrice sembra soffermarsi su ogni dettaglio in maniera soppesata. L’effetto generato è simile alle inquadrature in primo piano delle pellicole cinematografiche, ma senza limitare il potere immaginativo del lettore, che verrà letteralmente inghiottito dalla delineazione di personaggi ed eventi.

    A proposito di personaggi, in Globus ne abbiamo tra i più disparati: gli esseri umani non rappresentano che una piccola parte della popolazione di Nelatte e nel romanzo troveremo molte creature insettiformi (tra cui la già citata Seluma), o con caratteristiche fisiche riconducibili agli anfibi e agli uccelli.   

    In conclusione, Globus è consigliato a chiunque ami la fantascienza,  di cui troverà tutti gli elementi tipici tra cui il multiverso, i portali e le creature antropomorfe.

    Nonostante questo, non lo si può certamente definire un romanzo “banale”, in quanto non solo la gestione dei colpi di scena riesce a mantenere viva e vitale l’attenzione ma può vantare elementi originali e innovativi per quanto concerne la caratterizzazione dei personaggi e delle ambientazioni.

    Si tratta di una lettura senz’altro non semplice (consigliamo di armarsi di dizionario!), ma assolutamente coinvolgente e che si rivela fonte di numerosi spunti di riflessione.

  • “CRONACHE DI UN MESOTES 2 – LA FURIA DEL PORTATORE” DI ALBERTO GRANDI – RECENSIONE

    “CRONACHE DI UN MESOTES 2 – LA FURIA DEL PORTATORE” DI ALBERTO GRANDI – RECENSIONE

    Bentrovati, amici del fantasy.

    Torniamo a parlare di Alberto Grandi con il secondo volume della saga Cronache di un Mesotes, La Furia del Portatore. Se avete perso la nostra recensione al primo volume, La Guerra del Portatore, la potete trovare a questo link.
    Entrambi i volumi sono disponibili e pubblicati grazie a una campagna di crowfunding di Bookabook.

    Se non avete ancora letto il primo volume, occhio agli spoiler!

    Dopo la brusca interruzione del primo capitolo, che ci aveva lasciati davvero col fiato sospeso, scopriamo come Leon si sia salvato e sia ora pronto a riprendere il suo ruolo nella guerra contro il Portatore.
    Nonostante gli scontri gli abbiano strappato sia il suo migliore amico, sia Atena, sua mentore spirituale, il terrestre continua a lottare per la sua vita e la libertà dell’universo, al fianco delle Cheimatos, tra cui spicca la sua addestratrice Kirene, gli Psychenes, tra cui Syxas, e i Rook.

    Ora che ha raggiunto il livello di Individualista Maximo, le sfide si fanno più ardue e le missioni più complesse, ma anche il nemico è più pericoloso e Leon dovrà fare appello a tutto il suo coraggio e a tutte le sue capacità per sopravvivere.

    Ci sono, però, ancora tante domande senza risposta: perché i terrestri sono stati coinvolti in questa guerra? Di cosa parla la profezia dei Rook? E, soprattutto, chi è davvero il misterioso Incappucciato che appare nei sogni di Leon?

    All’interno di questo secondo volume della trilogia, assistiamo a un mutamento sia nello stile che nella struttura stessa del libro.

    Grandi mantiene inalterato il suo stile di scrittura, sempre fluido, diretto, in grado di spiegare concetti anche complessi con una semplicità che li mette alla portata di chiunque. Tuttavia, in questa seconda parte l’autore tende a fare in modo che il protagonista cominci a tirare le somme delle sue riflessioni, arrivando se non a una vera e propria risposta, per lo meno a qualcosa di molto vicino.

    Le riflessioni filosofiche, sempre presenti, non rappresentano più delle pause tra gli eventi, momenti di sosta dedicati al riposo e alla meditazione. Stavolta sono più integrate all’interno della narrazione e più che dissertazioni vere e proprie, sembrano più degli spunti di riflessione per il lettore.

    In La Furia del Portatore viene concesso molto più spazio all’azione. Ed è come se tutti i discorsi fatti in precedenza stiano ora sedimentando nel protagonista per raggiungere a una qualche sorta di conclusione.

    Alberto Grandi rimane fedele alla sua massima preferita “conosci te stesso” e fa in modo che il suo protagonista la faccia sua a sua volta, imparando a conoscere sia le sue vere potenzialità ma anche e, soprattutto, i suoi limiti. E, ancora, ad affrontare qualcosa che non può essere cambiato: il passato.

    Crediamo che il nocciolo di questo volume possa essere riassunto nelle parole pronunciate da Tecraso/Socrate:

    “Ricorda che le parole sono l’ombra dell’azione”

    Come a dire che è arrivato il momento che le riflessioni sostengano i fatti.

    “Ehi svegliati!” è il modo in cui inizia ogni singolo capitolo della saga. Per la prima volta, in questo volume, è Leon a dirlo a qualcuno e l’impressione, leggendo, è che il protagonista si stia rivolgendo proprio al lettore.

    Per il resto, l’autore conferma le impressioni positive già ricevute dalla prima parte.

    La storia è interessante, coinvolgente e costruita in modo coerente e preciso.
    I misteri legati al passato di Leon e alla sua presenza tra i combattenti sono portati avanti in modo intelligente, con indizi e piccoli accenni che svelano poco ma che contribuiscono alla creazione di un puzzle che il lettore non può fare a meno di voler risolvere.

    I personaggi, nuovi e vecchi, sono caratterizzati splendidamente, con pochi e sapienti tocchi e la loro evoluzione è continua e ben strutturata.  

    Come nota di merito aggiungiamo anche che, finalmente, il Portatore ha ora una sua motivazione.
    Come in ogni storia che si rispetti, infatti, il villain di turno, per essere efficace, non può essere semplicemente cattivo: deve avere un obiettivo che, seppure non condivisibile, faccia comunque riflettere.
    E Grandi centra quest’obiettivo alla grande.

    Anche le descrizioni sono davvero magnifiche, ricche di dettagli e immaginifiche.

    Insomma, l’unico vero difetto di quest’opera è la fine, che taglia la scena in stile I Soprano lasciandoti con un’insopprimibile voglia di sapere come finirà. Peccato che, per saperlo, dovremo attendere il terzo volume.

    E noi aspettiamo.

  • QUATTRO CHIACCHIERE CON LA CASA EDITRICE LUMIEN

    QUATTRO CHIACCHIERE CON LA CASA EDITRICE LUMIEN

    Qualche tempo fa, in quest’articolo, vi avevamo presentato Lumien, una nuova e promettente casa editrice dedicata al mondo del fantastico. Oggi abbiamo deciso di approfondire questa conoscenza e l’abbiamo intervistata per voi!

    La prima domanda è d’obbligo: chi è la casa editrice Lumien?

    Innanzitutto, grazie per averci ospitati qui su Universo Fantasy e per averci dato l’opportunità di raccontare un po’ la nostra neonata realtà editoriale 😊

    Non siamo molto bravi a parlare di noi, ma ci proviamo.
    Lumien è una casa editrice specializzata in narrativa fantastica, declinata nelle sue due forme principali: il fantasy, all’interno della collana Scaglie, e la fantascienza, all’interno della collana Zenit. Facciamo parte della No EAP, ovvero siamo editori non a pagamento. Siamo i nemici più agguerriti dell’editoria a pagamento che cerchiamo di sconfiggere con ogni arma a nostra disposizione, in primis l’informazione.

    Pubblichiamo solo e unicamente autori italiani. Crediamo che il fantastico italiano meriti molto più spazio nelle librerie dei lettori, tanto in quelle del nostro paese quanto in quelle all’estero. Alcuni ci vedranno come una realtà pretenziosa, altri come una realtà coraggiosa. Il nostro obiettivo è quello di rivoluzionare l’editoria italiana e provare a risolverne i tanti problemi. Lumien nasce per fare del bene e per venire incontro alle esigenze degli autori emergenti che spesso faticano a trovare un proprio spazio.

    Avete scelto un nome davvero particolare ed evocativo, così come il vostro logo. Da dove nasce l’idea?

    Questo è divertente.

    In realtà, “Lumien” era il nome provvisorio, un modo che avevo per chiamare quell’idea embrionale che si è poi trasformata nella casa editrice vera e propria. Lumien è il primo mondo immaginario che ho creato, l’universo dove sono ambientate gran parte delle storie che bazzicano nella mia mente. E Lumien, la casa editrice, è nata anch’essa lì, nella mia mente, ed è nata in modo esplosivo, com’è il suo carattere.

    Per mesi ho pensato ad altri nomi, ma non ce n’era mezzo che mi convincesse. Così ho continuato a chiamarla Lumien. Ho continuato e continuato fin quando mi sono affezionato così tanto al nome che mi è risultato impossibile cambiarlo.

    Il payoff, Mondi oltre i libri, è ispirato al concetto che dietro un romanzo vi è un intero mondo creato dall’autore. Non sono soltanto libri, sono molto di più! In Lumien, infatti, puntiamo a pubblicare vere e proprie esperienze.

    Per il logo, invece, ci siamo affidati a Ocalab, un’agenzia di comunicazione il cui supporto è stato, ed è tutt’ora, fondamentale per noi. Abbiamo presentato loro il progetto e sono riusciti a coglierne la vera natura, l’essenza che neppure io, a parole, ero riuscito a esprimere in modo efficace. Il logo rappresenta un portale che unisce mondi e trasporta i lettori negli universi narrati. Il logo rappresenta anche il simbolo del fuoco, quindi la magia e il carattere forte e accesso della casa editrice, una realtà che vuole rischiarare le tenebre calate sull’editoria italiana.

    Il logotipo, invece, nasce dall’incontro di due font differenti, raccontando un altro aspetto fondamentale della CE, ovvero la presenza di storie fantasy e fantascientifiche.

    Sicuramente il mercato italiano del fantasy e della fantascienza non è uno dei più semplici. Cosa vi ha spinti a intraprendere questa strada?

    Avete ragione: è senza dubbio il più difficile, senza se e senza ma. Nessuno in Italia punta al fantastico, soprattutto quello italiano: i grandi editori non lo fanno e i pochi fra i piccoli che ci provano non hanno gli strumenti, i budget e/o le competenze per riuscirci. Su 5.153 case editrici attive, solo 15 sono realtà affidabili per il fantasy, e solo 4-5 di queste credono e investono nella narrativa fantastica italiana.

    Ecco la ragione per intraprendere questa strada. Perché ce ne è bisogno.

    Come scrittori di questi generi, sappiamo quanto gli autori emergenti abbiano bisogno di una realtà che creda in loro e li aiuti a farsi strada in modo serio e professionale. Vogliamo davvero che i lettori parlino di storie fantastiche scritte da autori italiani. Vogliamo che accada tanto e spesso.

    Ci crediamo davvero.

    Ufficialmente, siete nati da pochissimo. Qual è stata, finora, la difficoltà più grande?

    Siamo ben consapevoli che le difficoltà maggiori arriveranno fra 6-12 mesi.

    Quella che oggi rappresenta l’ostacolo più difficile da sormontare è la scelta del distributore al quale affidare parte della distribuzione dei libri che pubblicheremo. Per quanto il nostro business plan preveda una strategia di vendita diversa da quelle tradizionali, riteniamo fondamentale individuare un distributore serio al quale affidarsi.

    Molti, purtroppo, sono inadatti a case editrici medio-piccole, soprattutto quelli di proprietà dei grandi gruppi editoriali.

    Abbiamo trovato un distributore i cui valori e obiettivi coincidono con i nostri, ma vogliamo essere certi al 100% che questo rappresenti lo strumento migliore per i nostri autori. Prima di prendere qualsiasi decisione, vogliamo assicurarci che questa ci permetta di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti e che, soprattutto, coincida con i nostri valori.

    Vogliamo fare qualcosa di diverso e vogliamo farlo bene.

    E la soddisfazione maggiore?

    Senza dubbio la risposta che stiamo ottenendo.

    È incredibile. Esistiamo da poco più di un paio di mesi e siamo già stati subissati di manoscritti. Ogni giorno riceviamo messaggi di apprezzamento, tanto per quello che facciamo quanto per il modo che abbiamo di farlo.

    Ci mettiamo in gioco, ci esponiamo e questo ai nostri futuri autori piace molto.

    Visto che puntate principalmente sugli emergenti italiani, che consigli dareste a un esordiente che volesse proporvi un libro?

    Il consiglio principale è di essere follemente innamorati della storia che si sta scrivendo. Se si crede davvero nell’idea che si ha in testa, si riuscirà a imprimere una potenza alla storia che supera la mera bravura nella scrittura.

    Questa, però, non può mancare. L’80% dei racconti e dei manoscritti che ci arrivano sono ricchi di errori, anche piuttosto gravi. Fra gli errori più frequenti ci sono senza dubbio l’errata applicazione della consecutio temporum e l’errata punteggiatura nei dialoghi. Molti scrittori emergenti non sanno come scrivere un dialogo: non tanto dal punto di vista della forza comunicativa, quanto proprio della forma.

    Se si scrive dieci, bisogna leggere cento.

    Scrivete e leggete ogni giorno per affinare il vostro stile e per riuscire a scrivere ogni giorno un po’ meglio di quello precedente.

    Sappiamo che pubblicate anche una rivista bimestrale che si chiama Sussurri. Ce ne parlate un po’?

    Con grande piacere!

    Sussurri è la rivista letteraria del fantastico, uno spazio libero per gli scrittori di questo genere. Il contenuto è diviso in due parti: la prima contiene racconti brevi di autori italiani, la seconda approfondimenti sulla narrativa fantastica, sull’editoria e sulla scrittura.

    All’interno della rivista pubblichiamo racconti di genere fantastico lunghi al massimo sei cartelle e che possono essere inviati da chiunque. Pubblichiamo, infatti, anche storie di autori non Lumien. L’obiettivo è quello di creare uno strumento che gli scrittori possano utilizzare per farsi conoscere. Un megafono per la loro arte.

    Nel possibile cerchiamo di dare spazio anche agli illustratori, pubblicando loro opere sulla rivista.

    A febbraio abbiamo pubblicato il primo numero e in pochissimo tempo più di 200 persone hanno scaricato e letto la rivista. Per il secondo numero puntiamo ai 500! Siamo ambiziosi e un po’ folli.

    Fate un saluto in stile Lumien per tutti i nostri lettori

    Buona scrittura, Illuminati.

    Lunga vita al fantastico.

  • “CRONACHE DI UN MESOTES – LA GUERRA DEL PORTATORE” DI ALBERTO  GRANDI – RECENSIONE

    “CRONACHE DI UN MESOTES – LA GUERRA DEL PORTATORE” DI ALBERTO  GRANDI – RECENSIONE

    Bentrovati amici del fantasy!
    Oggi vi porteremo molto, molto lontano, in un viaggio nello spazio e nella mente con Cronache di un Mesotes – La guerra del Portatore, primo volume della trilogia di Alberto Grandi, edito grazie a una campagna di crowfunding di Bookabook.

    Alberto Grandi è un milanese doc. Nato nel 1994, ha una laurea magistrale in Scienze Filosofiche ed è un istruttore di arti marziali. Da grande appassionato di storia e mitologia classica, il suo motto è Conosci te stesso. Cronache di un Mesotes è la sua prima opera di fantascienza.

    L’equilibrio dell’universo è messo in pericolo dal Portatore, un’entità suprema in grado di creare e di distruggere, che guida il suo esercito di Creati alla conquista dei mondi.

    Per contrastare il suo potere, alcune razze aliene uniscono i loro sforzi nella guerra e anche la Terra viene infine coinvolta: quattro terresti vengono reclutati e tra loro c’è anche Leon.

    Rimasto ben presto solo, il terrestre dovrà trovare la sua strada e il suo ruolo tra battaglie e missioni diplomatiche confrontandosi, al contempo, con stili di vita e di pensiero completamente diversi dai suoi.

    Il primo volume della trilogia di Alberto Grandi è senza ombra di dubbio un’opera molto particolare.

    Pur trattandosi di un romanzo prettamente fantascientifico, infatti, è facile ritrovare al suo interno sia alcuni elementi fantasy, sia importanti spunti di riflessione che rendono di fatto possibile definirlo come romanzo filosofico.

    Il protagonista assoluto della storia è Leon, un uomo nel fiore degli anni con la passione per le arti marziali e dalla mente curiosa e riflessiva.

    Della sua vita prima “dell’arruolamento” non sappiamo praticamente nulla, se non che non ha legami e che (sulla base di poche righe sparse all’interno del testo) nel suo passato c’è stato un qualche evento doloroso che ancora non ha pienamente superato.

    Dato quello che sappiamo dell’autore, pensiamo non sia difficile ipotizzare che ci sia molto di lui nel protagonista della sua storia. Dalla passione per le arti marziali a quella per la filosofia, le riflessioni che accompagnano Leon nel corso del suo viaggio sono un compendio di quelle che ciascuno di noi fa in alcuni momenti della propria vita. La fluidità del pensiero, le obiezioni e i ragionamenti del protagonista suonano troppo familiari, per essere considerati come mera costruzione letteraria.

    Ogni capitolo della storia inizia allo stesso modo: “Ehi! Svegliati!”.
    Tanto che alla fine viene da chiedersi se non sia un’esortazione dell’autore al suo lettore ad “aprire gli occhi e a guardarsi dentro”.

    Il Leon/Autore è spesso protagonista attivo di lunghi confronti sulla guerra, la vita, la colpa e l’educazione; riflette sui problemi del suo mondo muovendo, di fatto, anche una critica sociale a molti aspetti della vita terrestre.

    A fare da controparte al protagonista, in questi dialoghi, sono sempre figure di un certo spessore. Ne è un ottimo esempio Aurelius, imperatore del pianeta Bruno, sovrano illuminato e profondo pensatore; oppure la Cheimatos Kirene, maestra di Leon e grande guerriera; o, ancora, l’Antica Atena, dea della saggezza.

    Lungo il corso della storia c’è un vero affollamento di personaggi cosa che, almeno all’inizio, lascia il lettore un po’ disorientato. Tuttavia, ci si rende ben presto conto che Alberto Grandi è in grado di gestirli grazie a uno stile narrativo estremamente stringato, anche se a tratti ermetico. È come se, a turno, puntasse un singolo riflettore su un’unica caratteristica di un personaggio, disvelandolo in questo modo poco a poco; rendendolo tridimensionale grazie a passaggi successivi.

    Questo stesso stile diretto, quasi asettico (per non dire tagliente), caratterizza l’intero romanzo, comprese le descrizioni dei vari luoghi e pianeti che il protagonista finisce per visitare. Nella storia, infatti, raramente si riesce ad avere più di un colpo d’occhio dell’ambiente o del paesaggio. Eppure, grazie proprio all’incisività della scrittura, è come avere davanti delle istantanee dei singoli mondi.

    C’è da dire, inoltre, che sebbene siano profondamente differenti l’uno dall’altro, tutti i pianeti hanno però delle caratteristiche tali che il lettore non può alla fine fare a meno di trovarli familiari. Come se rappresentassero delle versioni alternative del destino della terra, nel futuro o nel passato, una sorta di What If… della storia umana.

    Per quanto riguarda la scrittura in generale, lo stile di Grandi non è forse tra i più evocativi. Talvolta, si ha addirittura l’impressione che l’autore abbia bisogno di correre, facendo in modo che gli eventi si susseguano a ritmo vertiginoso, in alcuni casi eccessivo e impietoso nei confronti del protagonista, che non ha modo neppure di riflettere su quanto gli sta capitando.

    D’altra parte, è proprio per questo che le “pause di riflessione” sono così apprezzabili: perché permettono di respirare e fermarsi a pensare.

    Ma se anche nella storia generale si ha l’impressione di essere catapultati attraverso gli eventi, lo stile particolare dell’autore è assolutamente perfetto per la descrizione delle scene di combattimento. Ogni scontro è coinvolgente, ogni colpo viene vissuto dal lettore sulla propria pelle: il combattimento è reale, la morte una compagna fedele.

    Per riassumere, siamo certi che La Guerra del Portatore, primo volume di Cronache di un Mesotes, sarà un romanzo in grado di affascinare soprattutto i lettori di fantascienza più smaliziati e di lunga data ma anche, più semplicemente, quei lettori curiosi che sono in cerca di una lettura diversa dal solito.

    Un avvertimento: il finale vi lascerà letteralmente col fiato sospeso. Ma, per fortuna, il secondo volume intitolato La Furia del Portatore è già uscito. Quindi aspettatevi a breve la nostra recensione!  

  • “THE EXPANSE” – RECENSIONE

    “THE EXPANSE” – RECENSIONE

    Per il nostro appuntamento del mercoledì, vogliamo parlarvi di The Expanse.

    Si tratta di una serie di fantascienza in sei stagioni, basata sull’omonima saga letteraria scritta da Daniel Abraham e Ty Franck sotto lo pseudonimo di James S. A. Corey. La realizzazione è stata affidata a Mark Fergus e Hawk Ostby.

    Tutte e sei le stagioni sono attualmente disponibili in streaming su Prime Video.

    Siamo nel XXIV secolo e il sistema solare è diviso tra gli interessi politici ed economici della Terra e di Marte, ex colonia degli umani ora resasi indipendente. A farne le maggiori spese sono i Cinturiani, gli abitanti della fascia degli asteroidi e dei pianeti esterni, che sono costretti a condizioni di vita estreme, lottando ogni giorno per ottenere quel tanto di acqua e aria necessari alla sopravvivenza.

    Ad accendere la miccia di questa delicata situazione è l’esplosione della Canterbury, una nave cargo su cui è imbarcato il secondo ufficiale James Holden.

    Mentre gli scontri tra le forze in gioco diventano sempre più distruttivi, Holden, con un manipolo di improbabili compagni, si impadronisce della nave Rocinante per affrontare una minaccia ancora peggiore: un’entità vivente chiamata Protomolecola.

    The Expanse è una serie con delle grandissime potenzialità il cui maggiore punto di forza è senza dubbio l’ambientazione.

    Dal punto di vista della realizzazione grafica, infatti, la serie è un vero e proprio capolavoro. Scenografie spettacolari, dettagli curati con attenzione maniacale, scelte tecniche azzeccate e scontri spaziali grandiosi e scenografici sono il leitmotiv presente in ogni stagione.

    Anche per quanto riguarda i personaggi non è possibile lamentarsi. La diversità e il tema dell’inclusione sono portati costantemente alla ribalta e rappresentano il culmine principale di ognuna delle trame narrate, pur senza scadere nel “cartello” del politicamente corretto a tutti i costi. Tutt’altro: ogni personaggio si inserisce perfettamente all’interno del contesto, “interpretando” la sua parte senza eccessi. E molto è dovuto alla costruzione dei personaggi stessi, molto ben caratterizzati almeno nelle prime stagioni (ma su questo torneremo tra poco).

    La parte relativa alla trama e alle scelte di sceneggiatura solleva invece qualche problema.

    Da una parte, infatti, la costruzione della storia è solida e interessante. Appassionante, perfino. Pur essendo una serie prettamente fantascientifica, infatti, al suo interno è possibile ritrovare elementi propri dei thriller, dei gialli investigativi, degli horror, dei romanzi filosofici e persino delle coinvolgenti storie d’amore. Per di più, la parte dedicata allo scontro politico Terra/Marte/Cintura è trattato in modo magnifico, con un’azzeccatissima scelta di tempi nel precipitare degli eventi, nei casus belli sventati e nell’inserimento dei (molto frequenti) colpi di scena che ribaltano tutto all’ultimo istante.

    Nell’insieme, quindi, si tratta di un vero successo. Ma.
    In effetti c’è un grossissimo “ma”. Ed è rappresentato dal fatto che, da un certo punto in poi, ci si rende conto che le scelte dei personaggi sembrano fatte totalmente a caso.

    Più o meno in ogni singola puntata, chi scrive si è trovato a esclamare: “Ma perché? Porca miseria, perché?”. Certo, quelle scelte erano essenziali per portare avanti la storia, che altrimenti sarebbe finita con la stessa velocità di Matrix se Neo avesse scelto la pillola blu, ma da un’opera tanto fantastica dal punto di vista tecnico, ci saremmo aspettati delle motivazioni più valide sul lato razionale.

    Ecco, è possibile dire che la sensazione principale che ci ha lasciato ognuna di quelle scelte sia stata quella di “un’occasione sprecata”.

    Anche per quanto riguarda i personaggi ci sono dei “ma”.

    Come detto poco sopra, sono ben assortiti e, di base, molto ben caratterizzati. Il problema principale è che spesso lo sono troppo.

    Prendiamone solo due come esempio, tanto per non rischiare gli spoiler: James Holden (interpretato da Steven Stait) e Chrisjen Avasarala (interpretata da Shohreh Aghdashloo).

    Holden è il classico bravo ragazzo che tenta sempre di fare la cosa giusta. Anche quando non si capisce e si ritrova tutti contro, lui fa la cosa giusta. Sempre. Oltre il sentimento e la ragione. Maledettamente sempre. Che si tratti di salvare l’universo o accettare di dividere il suo panino (quando ne potrebbe semplicemente preparare un altro) lui deve essere un bravo ragazzo. Insopportabile. O, come dice Avasarala “Tu sei sempre un cazzo di ottimista”.

    Ed ecco il problema del nostro secondo esempio. Abbiamo una donna altolocata, elegante e raffinata che parla sempre in modo forbito, educato, corretto… e infarcendo al contempo ogni sua singola frase con improperi, imprecazioni e parolacce di ogni tipo. Ora, non diciamo che dovrebbe esibirsi in espressioni come perbaccolina o accidentaccio… ma ogni volta che apre bocca è come entrare in una puntata di South Park dedicata a un monologo di Cartman: è semplicemente eccessivo.

    Lo stesso discorso si potrebbe purtroppo fare un po’ per tutti i personaggi principali, mentre i secondari (per quanto possano poi assumere maggiore importanza nel prosieguo della storia) almeno da questo punto di vista risultano migliori.

    Forse è per questo che la serie è stata cancellata dopo la terza stagione, nel 2018. In seguito, Amazon ne ha acquistato i diritti e commissionato le successive tre, tra il 2019 e 2021. La sesta e ultima stagione è disponibile online dal 10 dicembre 2021.

    In ogni caso, secondo noi The Expanse merita un’opportunità. In fin dei conti, nonostante tutti i problemi di cui abbiamo parlato, noi l’abbiamo vista fino alla fine. E voi?

  • “STEINS;GATE “ – SCIENZIATI PAZZI E LOOP TEMPORALI

    “STEINS;GATE “ – SCIENZIATI PAZZI E LOOP TEMPORALI

    Bentrovati, amici del fantasy.

    Oggi ci dedichiamo alla fantascienza parlando di Steins;Gate (シュタインズ・ゲート Shutainzu Gēto), visual novel giapponese incentrata sui concetti di balzo temporale e realtà alternative.

    Nata nel 2009 come secondo capitolo del popolare videogioco Chaos;Head, è stata sviluppata da 5pb e Nitroplus e definita dai suoi stessi creatori come “ADV di scienza ipotetica” (dove l’acronimo ADV indica i videogiochi di avventura).
    Sulla scia del successo del primo videogioco, Steins;Gate ha portato alla produzione di numerosi collaterali, tra cui cd della colonna sonora, programmi radiofonici, serie successive di videogiochi e (naturalmente) un manga e un anime. Questa recensione sarà incentrata proprio su quest’ultimo, curato da White Fox, che è attualmente disponibile in streaming sulla piattaforma Netflix.

    La storia è ambientata nel quartiere di Akihabara (spesso chiamato anche Akiba) di Tokyo, paradiso dell’hardware per appassionati, dove lo scienziato pazzo (come lui stesso ama definirsi) Rintarō Okabe, con il super hacker Itaru “Daru” Hashida e la piccola Mayuri Shiina hanno installato il loro laboratorio di gadget futuristici.

    Il 28 luglio 2010, Rintarō e Mayuri si trovano al Palazzo della Radio per una conferenza sulla macchina del tempo, ma il ragazzo si trova per caso davanti a una scena tragica: la giovane scienziata Kuriso Makise è stata assassinata e giace in un bagno di sangue. Sconvolto, invia una mail a Daru proprio mentre questo è impegnato in un esperimento con uno dei loro gadget, il microonde telefonico.
    Senza che Rintarō se ne renda conto, quell’interazione crea una distorsione che lo porta in un universo alternativo, dove Kuriso è viva e vegeta e la mail che ha inviato è stata ricevuta una settimana prima.
    Da quel momento prende il via un vortice di eventi che porterà i quattro ragazzi nelle mire del SERN. Il noto istituto di ricerca è infatti da anni impegnato nel tentativo di costruire una macchina del tempo e la prima D-Mail (abbreviazione di DeLorean mail, come i protagonisti le hanno battezzate), finita nei loro sistemi, lo mette sulle loro tracce.
    A causa di questa situazione la dolce Mayuri viene uccisa e Rintarō compirà diversi balzi temporali, grazie al dispositivo costruito da Kuriso, per tentare di salvarla.

    Nonostante il tema dei viaggi nel tempo e del multiverso determinato dai cambiamenti nel passato sia un tema più che sfruttato, Steins;Gate può sicuramente definirsi una storia riuscita, grazie soprattutto alla rigorosità degli eventi scientifici. D’altra parte, la storia è stata creata con l’idea di progettare una realtà che fosse “per il 99% scientifica e l’1% fantasy”… e ci sono riusciti.

    L’idea per i viaggi nel tempo si basa sull’utilizzo dei Buchi Neri di Kerr, da attraversare per poter effettuare lo spostamento temporale. Tuttavia, a livello fisico, tali buchi sono “troppo piccoli” per poter permettere il passaggio di una persona e la compressione ne determina invariabilmente la morte. È tuttavia possibile far passare una piccola quantità di dati, ecco spiegato il successo degli esperimenti con le D-Mail.

    Sulla base di questo principio, però, Kuriso costruisce un dispositivo in grado di digitalizzare i ricordi di una persona, di comprimerli in pochi byte – unica pecca a livello di credibilità del processo scientifico – e di inviarli al se stesso di un passato recente. Non si tratta, quindi, di un vero e proprio viaggio nel tempo ma di un “più semplice” balzo temporale.

    Ogni intervento che modifichi il passato, però, ha delle conseguenze che determinano una diramazione della linea temporale creando una divergenza (il termine vi suona familiare?) che altera in modo più o meno evidente la realtà. Altra cosa interessante è che seppure tutti gli altri dimenticano quasi totalmente il passato (o, meglio, lo ricordano solo a tratti, come se si trattasse di un sogno), Rintarō mantiene invece intatti tutti i suoi ricordi.

    Senza un’attenzione rigorosa alle regole imposte dagli spostamenti temporali, questa serie non avrebbe avuto lo stesso successo. Di fatto, invece, seppure meno complessa, richiama alla mente la serie di Dark, sia per la tematica, sia per il livello di tensione crescente e gli innumerevoli colpi di scena.

    Certo, bisogna avere il coraggio di andare oltre le prime puntate che, anche se un po’ sottotono rispetto al resto, sono necessarie non solo per comprendere l’intera storia (che si svolge tutta nell’arco – ripetuto – di pochi giorni) ma anche per approfondire il rapporto tra i vari personaggi.

    Balzo temporale dopo balzo temporale, pure nella ripetizione delle scene, approfondiamo infatti la conoscenza di ognuno di essi, come guardandoli da angolazioni differenti, fino a raggiungere un approfondimento psicologico davvero notevole.

    Con il procedere della storia, però, il ritmo e i colpi di scena crescono in modo esponenziale, costringendo letteralmente lo spettatore a divorare puntata dopo puntata.

    Unica vera pecca, secondo chi scrive, è che la storia si sarebbe dovuta concludere con la puntata 22, senza la parte dell’after credits. Gli episodi dal 23 al 25, infatti, sembrano più un “contentino” per romantici e suonano un po’ come una forzatura, nel tentativo di non lasciare assolutamente nulla in sospeso.

    L’episodio 26, invece, l’ultimo della serie autoconclusiva, rappresenta un finale alternativo. Si tratta di una sorta di What if… dedicato forse ai fan del videogioco (che hanno avuto la possibilità di esplorare numerosi finali alternativi) o, forse, da vivere come introduzione a Steins;Gate 0 un midquel in cui la storia viene ripresa a partire da questa versione.

    A parte questo piccolo appunto, siamo convinti che la serie Steins;Gate troverà l’approvazione di tutti gli appassionati del genere e anche di chi considera i viaggi nel tempo come roba già vista.

    https://youtu.be/dd7BILZcYAY
  • “LA CITTÀ TENACE” di ALESSANDRO MASSASSO – RECENSIONE

    “LA CITTÀ TENACE” di ALESSANDRO MASSASSO – RECENSIONE

    Amici del fantasy, oggi vi presentiamo La città tenace, romanzo breve di Alessandro Massasso, edito da Delos Digital nella collana Dystopica nell’ottobre del 2021. Ambientato in un prossimo futuro, nel quale il mondo è cambiato ma le regole del business si sono inasprite, è un romanzo distopico di una sessantina di pagine.

    Alessandro Massasso è nato e cresciuto a Genova, anno 1975. Laureato in studi umanistici, si trasferisce nel 2001 in provincia di Milano, dove lavora come programmatore informatico. Come è solito dire, “La fantascienza gli sembra un buon modo per fare sintesi”.

    In un mondo in cui il proprio CFC (indice di efficienza) determina il grado sociale di ogni individuo, Kitmell è ancora solo un ragazzo in cerca di opportunità che vuole coastruirsi il proprio futuro e riscattarsi socialmente.
    Per essere ammesso in una delle città gestite dalle corporazioni aziendali, però, deve migliorare il proprio CFC ma ancora non conosce il rigoroso regime con cui viene gestita la vita all’interno della città-azienda. Per poter sopravvivere, dovrà imparare davvero molte cose.

    La scrittura è scorrevole, veloce e non impegnativa.
    L’autore è riuscito a descrivere un mondo, forse davvero non così lontano, dove al comando ci sono potenze e tecnologie all’avanguardia, dove a nessuno interessa più il legame umano ma solo il successo personale, la crescita lavorativa e il proprio status. E dove i traguardi sono fissati in base alle promesse da chi sta a capo di queste città-aziende.

    Il rendimento dei cittadini, e quindi dei personaggi, viene espresso da un numero, la Coefficienza. Ogni attività svolta, dal lavoro allo sport, dalla lettura alle interazioni umane, determina e contribuisce all’incremento del CFC.

    Il racconto è suddiviso sulla base di due punti di vista: quello di Kitmell e quello di Gail.

    Il primo è un giovane alla ricerca di un futuro migliore, inconsapevole di ciò che lo aspetta, timoroso ma speranzoso. Viene messo in guardia sulle città commerciali, dove regna una Democrazia Mercantile, e presto inizierà a vivere sulla propria pelle sia le regole ferree che la mancanza quasi totale di spiegazioni e supporto.

    Il secondo, Gail, è un Dirigente – categoria raggiungibile dopo anni e anni di duro ed estenuante lavoro – impegnato a mantenere il CFC alto e in crescita costante.

    Nella storia, l’autore ci mostra come l’uomo trascuri se stesso, la propria condizione psico-fisica nonché la sua relazione pur di arrivare in alto. Fino al decadimento.

    Sebbene la cosa non sia strana, dato che si basa su un futuro già molto spesso preannunciato, La Città Tenace ci ha fatto pensare agli adattamenti di Black Mirror (serie televisiva ambientata nel futuro, basata sui problemi di attualità e sulle sfide poste dall’introduzione e dal continuo sviluppo di nuove tecnologie, in particolare nel campo dei media). Proprio come la serie, infatti, rispecchia alcune realtà come il “Sistema di Credito Sociale“ (SCS, in cinese 社会信用体系 shèhuì xìnyòng tǐxì) già in vigore in Cina dal 2014 al fine di sviluppare un sistema nazionale di classificazione della reputazione dei cittadini.

    La continua lotta verso il “successo”, la ricchezza materiale, il potere decisionale per sottomettere i più deboli, i sacrifici, le relazioni “a tempo”, la riduzione quasi totale del riposo e altro ancora evidenziano il desiderio delle società contemporanee che aspirano a maggiori profitti, con efficienza e determinazione, senza badare al sacrificio umano.

    Massasso trasporta il lettore attraverso i sogni, le ambizioni e la realtà di due personaggi tanto diversi tra loro quanto profondamente simili. Un confronto tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere.

    In generale, La città tenace risulta essere una lettura davvero interessante, laddove l’autore ha affrontato argomenti reali, più che possibili e verosimili, inserendoli in una distopia dal carattere fantascientifico, in grado di alleggerire la tensione che preme un po’ sulle spalle di tutti.

    Un libro che va bene per chi vuole godersi una lettura non eccessivamente impegnativa ma in grado di far riflettere, breve e, soprattutto, adatta a ogni fascia d’età.

  • “IL VIAGGIO DI UNO STRANIERO” DI MAGNUS TORQUE – RECENSIONE

    “IL VIAGGIO DI UNO STRANIERO” DI MAGNUS TORQUE – RECENSIONE

    Buongiorno amici di Universo Fantasy,

    oggi vi presentiamo la recensione di Il viaggio di uno straniero, un romanzo fantasy fantascientifico davvero interessante scritto da Magnus Torque.
    Primo volume della saga Xenowatch, autopubblicato, Il viaggio di uno straniero è l’opera di esordio di questo autore particolarmente amante della privacy.

    Magnus Torque è infatti uno pseudonimo, dietro il quale si cela un autore non giovanissimo ma che uno degli eventi più belli nella vita di un uomo ha spinto a celebrare trasformando in romanzo la propria fantasia e le proprie passioni.

    Kelium Tre è uno dei tanti pianeti dell’universo in cui si è sviluppata una civiltà simile a quella umana.
    Nonostante questo, la sua evoluzione è ancora ferma a quello che i terrestri definirebbero Medioevo e Kat vi è stata inviata per una missione di studio delle civiltà protoumane.
    Data la natura estremamente patriarcale del pianeta, la ragazza decide di assumere l’identità di un uomo: Remus, l’apotecario del villaggio in cui si stabilisce.
    Ma l’incontro con una creatura aliena tutt’altro che amichevole trasformerà una semplice missione di routine in un’avventura ai limiti della sopravvivenza, che si snoderà tra astronavi in missione di salvataggio, creature poco amichevoli e la necessità di proteggere un popolo che sembra già destinato a una fine orribile.

    Questi i cardini da cui parte la storia scritta in modo fluente e appassionante da Magnus Torque, che ci regala un deja-vù sul meraviglioso connubio tra fantascienza e fantasy. Per chi, come me, ha letto (e riletto) tutta la saga di Darkover scritta dalla M. Z. Bradley, direi che questo primo capitolo promette molto bene.

    Kelium Tre è un mondo affascinante, per quanto arretrato, che non può fare a meno di conquistare il cuore della protagonista con la sua ambientazione “incontaminata” e a tratti selvaggia.
    Si tratta di un mondo in cui Kat deve immergersi, per poterlo comprendere a fondo e sviscerarne l’essenza, scoprendo che esistono cose, come ad esempio la magia, che aveva sempre ritenuto miti sorpassati.

    Il tema principale della storia è uno dei più classici: il “viaggio dell’eroe”. Così come tradizionali sono la riunione dei protagonisti nella taverna e la costituzione di una “compagnia”.

    Tuttavia Torque riesce a spiccare per originalità, affiancando elementi che a prima vista sembrerebbero essere inconciliabili. L’alternarsi di fantascienza e fantasy, di futuro e passato, di magia e tecnologia, creano un connubio davvero interessante che, complice la brevità di questo romanzo (poco più di un centinaio di pagine), riesce a tenere il lettore incatenato.

    Lo stile della narrazione è buono, estremamente rapido e diretto, a tratti persino scarno.

    Forse in questo si nota un po’ la mancanza di esperienza dell’autore, che in alcuni casi avrebbe potuto soffermarsi maggiormente e ampliare qualche descrizione o, magari, anche approfondire la psicologia di qualcuno dei personaggi. La rapidità della scrittura, infatti, non permette di calarsi appieno nei protagonisti, che risultano, talvolta, un po’ superficiali.

    Nonostante questo, però, Magnus Torque è riuscito a raccontare una storia davvero interessante, appassionante e avvincente, con una sorprendente dose di originalità he incuriosisce il lettore e lo spinge a chiedersi: a quando il secondo volume?