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CHI HA LA CORONA VINCE

written by Redazione Novembre 30, 2020
Chi ha la corona vince - copertina

Schivo, rotolando a terra, un colpo che mi manca per un soffio e con lo slancio della rotazione inversa centro il ventre dell’avversario con la mia arma, ormai viscida di sangue nemico.

E finalmente riesco a rialzarmi.

La battaglia infuria tutto intorno, le grida e il clangore delle armi rimbombano nell’immensa sala con un frastuono assordante, l’aria è appestata dal puzzo di sudore e paura.

Ho appena il tempo di lanciare un’occhiata intorno e vedere Luig e Govan, a poca distanza, circondati dai nemici, prima di dover tornare a difendermi.

Blocco il colpo e miro direttamente alla gola del mio assalitore, dove la protezione non può arrivare, poi lo spintono per liberarmi e lo lascio esanime a terra: la sua morte renderà gli altri più cauti nei miei confronti.
Ormai siamo in inferiorità numerica e ogni loro esitazione è la benvenuta.

«Che diavolo stai facendo? Pensa a correre idiota!»
Alidia. La sua voce è inconfondibile anche nel frastuono della sala del trono.
«Coprimi», le ordino ignorando le sue parole e, senza aspettare una risposta, afferro l’amuleto a forma di falco che mi pende dal collo.

Il metallo è freddo come il ghiaccio al tatto e scivoloso per il sangue che mi ricopre le mani e il cui puzzo metallico mi è ormai penetrato nelle narici.

Sento le parole della magia scorrere nella mente cauterizzandomi il cervello e una scintilla vitale abbandonare il mio corpo, assorbita dall’amuleto che da ghiaccio diventa di fuoco.
Quando sento di non poterlo più trattenere lo alzo in aria e grido: «Falchi, spalancate le vostre ali!»

L’amuleto brilla per un istante di una luce accecante, risucchiando ogni rumore, ogni percezione, poi rilascia la magia attivata dalla mia energia vitale e sprigiona fili di luce incandescenti, ognuno dei quali va a colpire il simbolo del falco impresso a fuoco sulle vesti di tutti i miei compagni dando loro nuovo vigore.

Mentre il falco nella mia mano torna scuro e freddo le immagini e i rumori della battaglia tornano ad aggredirmi più feroci che mai, accompagnati dal boato di risposta dei Falchi.

Alidia sta completando la sua danza di morte su un soldato alto quasi il doppio di lei.
Lo vedo cadere, gli occhi sgranati dallo stupore, morto prima ancora che il sibilo della lama di lei si spenga.
Nessuno è mai riuscito a tenere testa ad Alidia.
Ha solo il tempo di lanciarmi un’occhiata perplessa prima di doversi chinare per schivare il colpo di un nuovo avversario.
«Piantala di fare l’idiota e corri! Qui ci pensiamo noi.»

L’istinto mi spingerebbe a mettermi al suo fianco ma mi costringo a ignorarlo e le volto le spalle, poi, arma alla mano, mi getto nella mischia.
Lotto per guadagnare ogni centimetro, spingendo, parando e colpendo. I nemici sembrano non finire mai.

Un colpo mi sibila accanto all’orecchio. Indietreggio di un passo e poi scarico tutta la potenza del mio braccio sull’arma, colpendo il nemico al viso.
Nonostante il frastuono mi sembra quasi di percepire lo schiocco della cartilagine che si spezza seguito dal grido di dolore che prorompe dalla gola del soldato dei Draghi.

Lo lascio a terra a contorcersi dal dolore e, per un breve istante, provo pena per lui: in fin dei conti è solo un ragazzo, poco più che un bambino. Poi uno scintillio ai margini del mio campo visivo attira tutta la mia attenzione, rivelandomi che ho raggiunto la meta.

A pochi metri il trono di cristallo brilla sanguigno alla luce di un singolo raggio di sole e, sulla sua seduta, in attesa, il premio del vincitore, il più potente artefatto magico mai esistito: la Corona del Re.
La luce strappa riflessi screziati d’oro all’oricalco che la compone e la luce liquida delle pietre preziose è come un faro che mi guida.

Senza esitare mi lancio verso il trono, ormai così vicino, con tanta foga che per un istante non noto l’ombra che mi sfreccia accanto superandomi.
In quel momento riconosco la figura di Ander, i muscoli tesi nella corsa, il volto quasi stravolto dall’estasi della vittoria.
È appena pochi passi davanti a me, ma è sempre stato più veloce e lo sa.

Chi ha la corona vince. E non posso permettere che sia lui.

Spicco un salto atterrandogli direttamente tra le gambe e roviniamo entrambi a terra senza possibilità di scampo. Un groviglio di arti contusi e doloranti, i volti congestionati e sudati, I respiri ansimanti per la lunga battaglia.

«Ahia! Merda Marco, lo sgambetto non vale!» sbotta Andrea controllandosi il gomito sbucciato.
«Scusa», rispondo scoppiando a ridere davanti alla sua faccia rossa e agli occhiali che gli pendono storti sul naso. Ma vengo subito tacitato dal suono stridente del fischietto della professoressa.
«Fallo! Punizione per i Draghi. E se ti ribecco a farlo ti sospendo, Raghi.»
«Sì prof.! Scusa…» ripeto poi aiutando Andrea a rialzarsi.

«Tutti nella propria metà campo», abbaia la professoressa «si riprende!»

Racconto scritto da Elena Pennadoca per Universo Fantasy
Immagine di Pete Linforth da Pixabay

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