Autore: Isabel Soledad Giacomelli

  • “L’ALTRA METÀ DEL SOGNO” DI DEBORA DONADEL – RECENSIONE

    “L’ALTRA METÀ DEL SOGNO” DI DEBORA DONADEL – RECENSIONE

    L’altra metà del sogno, pubblicato da Delos Digital Editore il 29 marzo 2022, è un romanzo breve di Debora Donadel.

    L’autrice lavora per un sito di eventi e promozione turistica dell’alto trevigiano e, sempre nello stesso settore, collabora con diverse associazioni culturali.

    Pur avendo grande passione per la letteratura, ha scelto di laurearsi in ragioneria. In ogni caso, ha pubblicato diversi racconti, tra cui La stanza di Linda e L’amore non basta, tra i vincitori del Dystopian Contest 2020.

    Una catastrofe ha spaccato il mondo in due: da una parte, i maschi usano le femmine come oggetti da affittare per il sesso, mentre dall’altra le donne trattano gli uomini come animaletti da assistenza.

    Yuri vive in una metà e Sarah nell’altra ed entrambi vivono a disagio nel mondo in cui sono cresciuti. Per questo, cercano un modo per sfuggirvi e trovare la libertà, per se stessi e per il genere che hanno sempre visto ridotto in schiavitù.

    Quando la porta dell’ascensore si aprì al primo piano i ragazzi rimasero paralizzati dalla sorpresa. Si ritrovarono in un’enorme stanza rettangolare, dei grandi cubi di vetro trasparente contenevano ognuno una donna, anzi, una bambina.

    Con un mondo spaccato in due parti, dove il genere maschile prevale in una e quello femminile nell’altra, sono chiari i messaggi trasmessi.

    Prima di tutto, il modo in cui l’umanità si sente costantemente divisa tra i generi e il bisogno di trovare a ogni costo delle differenze.

    È così che si giunge al secondo tema, strettamente legato al primo: un genere avrà sempre il desiderio di dimostrarsi superiore all’altro, di prevalere.

    Dove i maschi hanno acquisito il dominio, le femmine sono ridotte alla stregua di giochi sessuali. Strumenti rinchiusi in cubi all’interno della “banca delle donne” cosicché il cliente possa scegliere colei che più preferisce e che crede possa maggiormente soddisfarlo.

    Dove invece sono le femmine ad avere prevalso, la scelta è stata quella di lobotomizzare l’altro sesso e usufruirne come assistenti, scegliendoli da un catalogo come si potrebbe fare con un frigorifero o un aspirapolvere.

    Entrambi i generi, perciò, tendono alla superbia e alla brama di comando ma, oltre a questo, c’è anche un corollario di idee che, purtroppo, si ritrovano spesso nel mondo reale.

    Uomini che non solo possono arrivare a vedere le donne come esseri inferiori, destinati solo a fornire appagamento sessuale, ma anche che trovano scandalosa la sola idea di poter essere rifiutati.

    In un simile contesto, va da sé che l’omosessualità è disprezzata come minaccia alla virilità. Ed è su questa stessa virilità che i maschi devono concentrarsi: studiano per diventare soldati, senza possibilità di scelta; i sogni sono per bambini, li devono perdere, prima o poi, altrimenti non potranno diventare uomini.

    “Sogno il cielo, le stelle, il mare, distese infinite di sabbia o una lunga linea di alti grattacieli… Il professor Donati dice che è giusto, che sono i sogni dei bambini e che servono a dormire tranquilli. Dice che tra un po’ le iniezioni faranno scomparire anche quelli.”

    Nel mondo delle donne, invece, il genere femminile è l’unico perfetto. Le donne devono quindi amarsi e accoppiarsi tra loro. L’attrazione o, peggio, l’affezione per un essere umano di sesso maschile non è neppure concepibile.

    Il sentirsi inadeguata con il proprio genere e identificarsi quindi con un uomo, nel mondo delle donne è un delitto. Un punto di vista che richiama un femminismo estremizzato, che offende entrambi i generi, generando un odio e una diseguaglianza che sono del tutto in contrapposizione con gli ideali per cui è nato tale movimento.

    “Guarda la società che hanno costruito: ti sembra giusta? Cancellano i sogni, eliminano le coscienze, uccidono le persone inadeguate, dividono i fratelli dalle sorelle…”

    I protagonisti Yuri e Sarah non si conoscono, eppure entrambi si ritrovano coinvolti in quelli che nel proprio mondo sono definite minoranze. Ecco da dove nasce il desiderio di trovare un luogo dove potersi sentire liberi.

    Sono entrambi ben costruiti e le loro emozioni si percepiscono al meglio, le loro come quelle delle poche persone che li capiscono e cercano dunque di aiutarli, ad esempio il professore Donati, mentore di Yuri, e Jasmine, la migliore amica di Sarah.

    Eva in particolare è un personaggio molto forte e apprezzabile, una delle poche donne cresciuta nel mondo degli uomini ma che non si lascia abbattere dalla sua condizione, non si arrende mai e parla senza peli sulla lingua. Giovane com’è, non si è lasciata sopraffare dal proprio destino e crede fermamente in un futuro migliore.

    Le descrizioni dei personaggi sono buone, molto di più quelle degli ambienti che, tuttavia, riescono a trasmettere le emozioni giuste: la banca delle donne, per esempio, provoca un’angoscia difficile da esprimere a parole, ma che Yuri stesso si ritrova a provare.

    Il lessico è ricercato ma non troppo sofisticato, moderno ma non scarno, adatto al romanzo, al genere e alle tematiche.

    È un libro che ci sentiamo di consigliare a chi ama i mondi distopici, ma soprattutto a coloro che tengono molto ai temi della sessualità, della differenza di generi e che, come Yuri e Sarah, desiderano una vita dove prevalgano l’uguaglianza e il rispetto, per se stessi e per gli altri.

  • “CALIGONAUTI O QUEL CHE ACCADDE QUANDO GIUNSE LA NEBBIA” DI PIETRO ROTELLI – RECENSIONE

    “CALIGONAUTI O QUEL CHE ACCADDE QUANDO GIUNSE LA NEBBIA” DI PIETRO ROTELLI – RECENSIONE

    La notte viene avvolta da una strana nebbia e l’oscurità si espande nella foresta dove vive la tribù di Bruma e da dove Oceano spera di partire per scoprire il mondo. I due giovani, che ancora non si conoscono, verranno salvati da Martello, un leech pronto a difenderli dall’ignoto che dilaga tutt’intorno.

    Per quale ragione la nebbia ha scelto proprio loro tre?

    Caligonauti o Quel che accadde quando venne la nebbia è un fantasy-mystery di Pietro Rotelli.

    Rotelli è ancheco-fondatore della Community per Storytellers MOKAPOP e fondatore del collettivo Ronin. Collabora come illustratore per alcune realtà editoriali, ma ama anche scrivere.

    Il suo primo romanzo è Notturno, con Lettere Animate Editore.

    Caligonauti è la sua seconda opera e fa parte anch’essa del ciclo Le Cronache dal mondo Dilà. Dello stesso autore si ricordano Detective Newton e Hotel Apocalisse: La stanza numero 30.

    L’uomo con la barba sa già quello che sta per accadere: sospira, non può avvisarli.

    Tre giovani si ritrovano a esplorare una caverna misteriosa, mentre all’esterno si diffondono la nebbia e l’oscurità. Bruma, Martello e Oceano sono ignari dello spettatore esterno che li tiene d’occhio nel loro percorso e che sembra già conoscere il loro destino.

    In questa storia si affronta infatti il tema inerente al passaggio dell’eredità, di testimoni che passano da una mano all’altra in circoli viziosi. Come se il destino fosse già deciso e nessuno possa combatterlo.

    E qui sorge un tema ancor più importante: il destino è inamovibile o lo si può costruire a nostro piacimento? La nostra vita dipende soltanto dalle scelte degli altri o anche dalle proprie?

    Sono quesiti comuni all’essere umano e che l’autore ripropone in modo notevole. Tra l’altro, spingendo il lettore a riflettere e a sperare, in un certo senso, che il fato dei tre giovani possa cambiare.

    Allo stesso tempo, però, l’autore fa percepire un senso di consapevolezza del futuro, come se noi stessi fossimo l’uomo con la barba che sa già tutto. E che, come appunto chi legge, osserva i tre protagonisti destreggiarsi nelle loro peripezie.

    Apparve prima una mano enorme, dove ogni falange era una pietra connessa alle altre da strati di fango; poi, quando lo squarcio si allargò, una figura intera, gigantesca, rozzamente umanoide, ma fatta di fango e roccia impastati invece che di carne ed ossa, aveva scoperchiato la grotta e brancolava cercando in un anfratto, tra le stalagmiti.

    La storia ci mostra non soltanto esseri umani come Bruma e Oceano, ma anche creature appartenenti al fantastico. Ne sono un esempio gli umanoidi pelosi chiamati leech, come Martello, golem giganteschi e strani esseri acquatici che richiamano le meduse.

    In poche pagine, l’autore riesce a fornire informazioni sufficienti a comprendere l’aspetto e il modo di fare di queste creature, alternando descrizioni e dialoghi. Permette anche di farsi un’idea del tipo di comunità a cui appartengono gli esseri umani e in quali esseri superiori ripongano la loro fede.

    In questo modo, il lettore è in grado di ricostruire il periodo storico e può lasciarsi affascinare dalle sue tradizioni.

    Ci sono, è vero, degli elementi che risultano poco chiari. Tuttavia, è possibile che si tratti di una scelta stilistica dell’autore stesso. È infatti plausibile che Rotelli desiderasse lasciare quel tocco di mistero che, d’altronde, è proprio di ogni leggenda.

    La storia riesce a essere coinvolgente grazie ai continui colpi di scena che si sposano incredibilmente bene con la scrittura scorrevole e svelta. Il lessico non è troppo ricercato, a volte un poco ripetitivo. Perlopiù, però, è coerente con il tipo di narrazione da mito epico che si va ad affrontare.

    Nonostante questo, le descrizioni si incastrano bene nel testo: scrupolose quel tanto che basta per riuscire a portare il racconto a un un buon ritmo. Proprio grazie a questi intermezzi, il lettore riesce anzi a prendere fiato e a registrare bene gli eventi.

    Oceano non riusciva a capire come mai due estranei che non gli erano neanche troppo simpatici adesso occupassero gran parte dei suoi pensieri. Tutto sommato ci aveva passato insieme al massimo qualche ora, eppure adesso sembravano essere stati insieme una vita.

    Risulta incredibile che in così poche pagine, e con una tale velocità del testo, i sentimenti riescano a trovare il loro posto. Eppure, Rotelli ci riesce, permettendo al lettore d’immedesimarsi nei protagonisti e a condividere la loro confusione, la paura e il senso di urgenza esasperata per il caos che li ha travolti in così poco tempo.

    Ci sentiamo di consigliare questo libro a chi cerca una lettura rapida e leggera ma anche a chi cerchi profondità, in un testo, e simbolismo. Se poi siete affascinati dalla cultura delle delle tribù native americane, questo libro è quello che fa per voi!

  • “LA CITTÀ DELLE OMBRE” DI PAOLO FUMAGALLI – RECENSIONE

    “LA CITTÀ DELLE OMBRE” DI PAOLO FUMAGALLI – RECENSIONE

    Nel mondo moderno, quasi più nessuno crede nelle leggende e negli esseri sovrannaturali. Questi, invece, esistono davvero e vivono esiliati in una cittadina.

    Quando l’angelo caduto Lucifugo comincia a elaborare un piano per conquistare il potere, un antico mago chiama a sé alleatper combattere la minaccia. Un’antica divinità, uno sciamano investigatore e una vampira uniranno le forze per riuscirci.

    La Città delle Ombre, pubblicato dalla Dark Zone nel 2020, è un dark-fantasy di Paolo Fumagalli.

    Fumagalli ha sempre avuto una grande passione per la lettura e la scrittura che lo porta a laurearsi in Lettere. Ha collaborato con diverse piccole case editrici, sia partecipando ad antologie di racconti di autori vari, sia pubblicando volumi interamente suoi, come i fantasy “Il Trono del Narratore”, “Scaccianeve” e i romanzi fantastici per ragazzi e adulti “Il museo delle esperienze meravigliose” e “Bucaneve nel Regno Sotterraneo”.

    «I castelli stregati imprigionano ciò che proteggono, rappresentano un piccolo limbo al di fuori del quale esiste solo la desolazione del mondo reale.»

    «Un po’ come tutta questa città, no?»

    Il libro parla in modo chiaro e diretto del modo in cui oggi il mondo tratta le leggende, il folklore e la fantasia stessa: li sposta in un archivio polveroso.

    Non che la gente abbia mai davvero creduto a vampiri, lupi mannari e altre creature magiche – o, almeno, questo vale per la maggior parte delle persone – ma il fascino che questi esseri esercitavano sull’essere umano era tale da mantenere salda la presa sulle credenze popolari. Oggi non è più così e il romanzo di Fumagalli prende le mosse proprio da questo “oblio”.

    Allo stesso modo, infatti, in La Città delle Ombre le creature soprannaturali sono in pratica dimenticate, rinchiuse in una metropoli, mescolate agli esseri umani e costrette ad adattarsi al loro stile di vita per non essere scoperte.

    Stufo di questa situazione, l’angelo caduto Lucifugo sceglie di allearsi con dei fanatici di esseri mistici per potersi riappropriare della fama perduta e, addirittura, controllare i mortali.

    Che senso avrebbe, però, vivere allo scoperto e rischiare così di privarsi del mistero che per anni ha tutelato l’esistenza di quelle straordinarie creature?

    Ecco l’enorme e ben costruita metafora che l’opera di Fumagalli ci propone. Una vera e propria critica verso gli scettici, coloro che pensano che anche solo lasciarsi emozionare dal significato di una pietra sia sciocco.

    Che ci si creda o meno, sono la curiosità e l’intrigo i due elementi fondamentali che l’essere umano dovrebbe accettare per riscoprire il senso di meraviglia.

    Le prove dell’esistenza di qualcosa renderebbero tutto concreto, comprensibile e, dopo un po’, inevitabilmente privo di fascino, appunto perché si avrebbe la certezza che sia reale.

    «Rivelare agli uomini l’esistenza delle creature soprannaturali e far loro sentire il potere che ancora si trova dentro di noi potrebbe ridarci un posto nel mondo.»

    È così che l’autore ci manifesta il suo disappunto verso la caduta della passione per il fantasy, con uno stile di scrittura ben costruito, un lessico ben ricercato ma non pesante, frasi intriganti e descrizioni che ben si mescolano allo scorrere degli eventi.

    La storia si alterna tra contrattazioni, studi scientifici, indagini e combattimenti, intrisi di magia e sempre avvolti da queste nubi oscure che donano il giusto tocco dark richiesto.

    I personaggi risultano ben costruiti, molto ben caratterizzati e tutti con mentalità differenti.

    In primis Lucifugo, colui che da sempre cerca la prova in ciò che risulta un mistero, che non si accontenta delle parole altrui e che è dunque incapace di provare Fede.

    Vi sono poi Melanie e Diana, la prima una vampira che desidera solo compiere la propria vendetta, la seconda, invece, divinità decaduta e dall’ideale più luminoso.

    Il meno coinvolgente – ed è un vero peccato perché il potenziale era alto – è l’investigatore Travis.

    Da sempre esistono personaggi che lasciano un’aura di mistero e di cui si conosce poco, ma in questo caso non si ha neanche modo di ascoltarlo troppo parlare per riuscire ad affezionarsi a lui come agli altri.

    La vampira chinò la testa, cercando di ricordare come piangere nella speranza di sfogare l’angoscia che la opprimeva, ma la sua natura di creatura dannata glielo impedì.

    In generale, c’è da dire che la struttura del romanzo risulta un po’ appesantita dalla tendenza dell’autore a fornire immediatamente tutte le informazioni e tutte le spiegazioni. Questo tende a eliminare un po’ di suspense e rallenta un po’ il ritmo della narrazione.

    Questo discorso vale soprattutto per l’entrata in scena dei vari personaggi, di cui viene fornito tutto il retroscena in un blocco unico e immediato che tende ad appesantire la narrazione.

    Ne è un perfetto esempio il personaggio di Lucifugo del quale vengono narrate le origini, cosa sicuramente interessante, ma il tutto avrebbe avuto un appeal più deciso se le rivelazioni fossero avvenute un poco per volta

    Nonostante questo piccolo inciampo, La Città delle Ombre di Paolo Fumagalli è senza ombra di dubbio un romanzo interessante e coinvolgente, che saprà tenervi con gli occhi incollati alla pagina.

    È un libro che ci sentiremmo di consigliare agli amanti del dark-fantasy e dello urban-fantasy, in cerca di una lettura leggera e coinvolgente. E, soprattutto, autoconclusiva.