
Bentrovati agli amici lettori per un altro #lunedìdellerecensioni dedicato al fantastico.
Oggi torniamo a parlare di Alessandro Del Gaudio con la sua ultima opera fresca di stampa: Trappola di Filigrana (PubMe collana Lifebooks) sword and sorcery autoconclusivo disponibile in tutti gli store dal 3 aprile 2026.
L’autore
Classe 1974, torinese, Alessandro lavora come bibliotecario presso l’Università di Torino e collabora a progetti di cittadinanza attiva.
A partire dal 2001, pubblica numerosi racconti in raccolta e oltre una ventina di romanzi tra i quali ricordiamo Tenebra Lux (2018 Leucotea) che gli vale il terzo posto al Trofeo Cittadella 2019, Ismeralda. La piuma sotto il mondo (2024 Delos Digital), L’alba del vespro e Ambra Marea (entrambi 2024 PubMe, collana Milos). Per Ambra Marea trovate la nostra recensione a questo link.
La Trama
Il Perno di Telda è guidato con mano benevola dalla regina Almira.
Al suo servizio sono gli otto Araldi, uno degli otto ordini in cui sono divisi i Crismati, individui dotati di abilità sovrumane.
La regina ordina ad Aber dell’Orca di andare alla ricerca di Filigraine della Lepre, partita in missione per indagare sull’avvistamento di creature demoniache e della quale si sono perse le tracce.
Ben presto, però, l’Araldo si trova invischiato in qualcosa di molto più grande di una semplice missione di recupero: un misterioso e potente nemico, appartenente a una stirpe di stregoni creduta estinta, sta creando un esercito di spettri terrorizzando il mondo.
Le scoperte, però, sono solo all’inizio.
Storia e Stile
Con Trappola di Filigrana, Alessandro Del Gaudio conferma l’amore per le storie complesse e stratificate, in cui la realtà non è mai quella che sembra e gli intrighi sono capolavori di ingegno.
Dopo un inizio quasi forzatamente classico, il lettore si ritrova a dir poco invischiato nella storia che, come sabbie mobili, lo trascina sempre più fino a rendere impossibile interrompere la lettura.
L’autore inganna il lettore come un illusionista, confondendo realtà e fantasia, incubo e pericolo reale, in un gioco di specchi che fa dubitare di ogni pagina e finanche di ogni parola.
Ma è proprio grazie a questo che riesce a creare un puzzle che poi ricompone con un tempismo narrativo incredibile, pezzo per pezzo. L’effetto finale è quello di uno stereogramma (avete presenti i quadri in 3D?) che lascia a bocca aperta.
Il romanzo è corale, narrato da diversi punti di vista, e presenta una moltitudine di personaggi e creature, tanto che richiede una certa dose di concentrazione per non perdersi tra un passaggio e l’altro. Allo stesso modo, gli eventi e gli scontri sono tantissimi, mantenendo un ritmo narrativo che cresce fino a divenire sincopato.
Nonostante questo, le pagine scorrono fluide e avvincenti, soprattutto grazie a un’attenzione quasi maniacale per la struttura del sistema magico e del worldbuilding.
Lo stile è maturo e convincente, tanto che non ha più bisogno di lunghi giri per arrivare al sodo. In poco più di 350 pagine, infatti, l’arco narrativo inizia e si conclude, senza lasciare ombre o lacune.
La scrittura è diretta, essenziale eppure, allo stesso tempo, d’impatto e fluida.
Ambientazione
Come detto, il worldbuilding è accurato e pensato fin nei minimi dettagli.
Il romanzo presenta molteplici scenari, in cui i tagli di luce e ombra diventano sfumature di grigio. Il colore è limitato ai personaggi che, per contrasto, sembrano risaltare ancora di più contro gli sfondi.
Le ambientazioni sono credibili; eppure, si ha quasi l’impressione che l’autore abbia tentato di tenerle in secondo piano. Si sentono, certo, il fascino dei manieri, i profumi delle locande, la solennità dei monasteri e finanche il caldo asfissiante del deserto… ma è come se non influissero poi molto sulla storia.
A differenza di Ambra Marea, dove ogni luogo determinava almeno un tratto peculiare dei suoi abitanti, in Trappola di Filigrana assomigliano più a dei riflessi in uno specchio. Il dove è quasi accessorio rispetto al chi e al come.
Le descrizioni, infatti, sono poche e non troppo dettagliate. Il quadro è impressionista, più teso a trasmettere sensazioni che a mostrare davvero qualcosa. A volte emergono dei dettagli più vividi, ma solo quando è propedeutico alla narrazione degli eventi.
Personaggi
Come detto, non solo il romanzo è corale, dato che sfrutta il punto di vista dei tre Araldi (Aber, Filigraine e Yalissa), ma è anche affollato di personaggi secondari e comparse.
Questi in particolare risultano interessanti perché Del Gaudio riserva loro molto spazio. Per quanto transitoria sia la loro presenza nel testo, infatti, l’autore riesce sempre ad approfondirli, in un modo o nell’altro. Fosse anche solo nel giro di poche battute di dialogo, attribuisce loro una personalità e un passato. E bisogna arrivare fin quasi all’ultima pagina per comprendere la genialità della loro gestione.
Dato quanto già detto nelle precedenti righe di questa recensione, non approfondiremo troppo la disamina dei protagonisti per non rischiare di rivelare dettagli che potrebbero rovinare il piacere della lettura.
Per questo, ci limiteremo a dire che sono ben costruiti. Con una psicologia e caratterizzazioni ben dosate, che li rendono reali nella loro essenza.
Ciò che chi scrive ha apprezzato di più è che ognuno di essi ha una storia e un passato e la propria dose di rimpianti e di rimorsi, proprio come ogni essere umano.
Conclusione
Per concludere, Trappola di Filigrana di Alessandro Del Gaudio è un’opera sorprendente oltre il consueto. Originale e curata, è in grado di mettere alla prova il lettore più smaliziato. Ci sentiremmo di consigliarla in modo particolare ai lettori forti che cercano qualcosa di nuovo, in grado di catturare la loro attenzione. Ma anche se non lo siete, è una sfida che vi consigliamo: mettete alla prova la vostra mente e non ne resterete delusi.
Parola nostra!



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