“I CAMPIONI DELL’INFERNO” DI ANDREA GUALCHIEROTTI – RECENSIONE

I Campioni dell'Inferno - Gualchierotti - Copertina

Bentrovati, amici del fantasy, per un nuovo #lunedìdellerecensioni.

Oggi torniamo indietro nel tempo con I Campioni dell’Inferno, romanzo fantasy storico-mitologico di Andrea Gualchierotti, edito da Il Ciliegio Edizioni.

L’autore

Classe 1978, Gualchierotti vive e lavora a Roma. 

Ispirato dai numi tutelari del fantastico d’oltreoceano (come R. E. Howard, H. P. Lovecraft e C. A. Smith), ama miscelare nei suoi lavori il gusto per gli scenari esotici e il fascino dei misteri del mondo antico. Per le Edizioni Il Ciliegio è autore, assieme a Lorenzo Camerini, dei due volumi della saga di Atlantide (Gli Eredi di Atlantide e Le guerre delle Piramidi) e in solitaria dei romanzi di retelling mitologico La stirpe di Herakles e I principi del mare.

Ha pubblicato numerosi racconti a tema storico e fantastico per diversi editori; recensisce novità e classici della letteratura fantasy sulla rivista Hyperborea, di cui è direttore editoriale, e sul quadrimestrale Dimensione Cosmica, diretto da Gianfranco de Turris. Suoi contributi a tema storico e letterario sono apparsi anche su Il Giornale OFF, LabParlamento, PlusNews e L’Intellettuale Dissidente. Lavora come consulente editoriale presso il Gruppo Mondoscrittura, presso cui tiene workshop e seminari.

La trama

Impero Romano, 110 d.C.

Sta per volgere al termine il ciclo, iniziato 15.000 anni fa, che ha visto Zeus, Poseidone e Ade spartirsi il dominio del creato. Ora bisognerà procedere a una nuova suddivisione, ma come fare? Per evitare una guerra cosmica, le tre divinità decidono di affidarsi a tre campioni, scelti tra coloro che moriranno nelle arene sparse per il mondo.

I prescelti sono il gladiatore Cassio, il brigante Zabdas e il giovane Candido. I tre vengono condotti nell’Oltretomba dove scopriranno i termini della contesa: torneranno sulla terra dove dovranno scontrarsi con le forze infernali e poi tra di loro. Il vincitore avrà indietro la vita.

Le nostre considerazioni

Gualchierotti riesce a trascinare il lettore indietro nel tempo, facendogli rivivere i fasti e la degradazione dell’Impero romano.

Dalle bettole dei tagliagole alla grandezza del Colosseo, risentiamo voci, profumi e sapori che attraversano i secoli. Siamo con Cassio nell’arena, storditi dal rombo di cinquantamila spettatori, seguiamo la caduta di Candido, che dai fasti della nobiltà precipita nella degradazione, camminiamo accanto a Zabdas nella notte, nascondendoci nell’oscurità dei boschi. Percorriamo con loro la Regina Viarum, con le sue tombe e i suoi monumenti, fino a calpestare le strade di Pompei, silenziose ma non vuote.

Le descrizioni sono affascinanti, più simili a un quadro impressionista che puntuali nei dettagli. E sopra tutto viene steso il velo di un’altra realtà, attraverso la quale è possibile lanciare uno sguardo a un mondo ultraterreno e spaventoso.

I riferimenti storici sono accurati e immergono il lettore in un’atmosfera cupa ma vibrante.

Altrettanto complessi e intriganti sono i personaggi, non solo i protagonisti, ma anche comparse e comprimari. Per quanto, infatti, la psicologia dei primi sia molto ben definita e tridimensionale, sfaccettata tanto da suscitare un’immediata immedesimazione (con la sola eccezione di Candido, che risulta appena più superficiale), anche ogni altro personaggio risulta di estremo impatto e sicuro fascino.

Particolarmente apprezzabile è il legame cameratesco che si sviluppa tra Cassio e Zabdas, due caratteri diversi ma legati da una visione comune sulla vita e su quello che è davvero importante.

La trama è ben costruita, con una bellissima gestione del ritmo e dei colpi di scena, e un intreccio che si costruisce a poco a poco, spingendo il lettore a proseguire nella scoperta.

A livello personale, chi scrive avrebbe forse apprezzato uno stile più semplice, meno ricercato nella scelta dei termini e nella costruzione dei periodi, perché tende ad appesantire un po’ la lettura. Nonostante questo, però, non si può negare che si tratti di uno stile pulito e maturo e che il registro linguistico venga portato avanti con competenza e costanza lasciando una profonda impressione nel lettore.

Che dire di più? Siamo convinti che saranno davvero in molti ad apprezzare questo romanzo, a lasciarsi trascinare indietro nel tempo, percorrendo le strade dell’antica Roma fino alle oscure profondità dell’Oltretomba.

Voi lo avete già letto? Cosa ne pensate?


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