Home Fantasy RECENSIONE A “LA ROSA DEI VENTI – LIBRO I – LE GOCCE DI LAZHULL” DI MIRKO HILBRAT

RECENSIONE A “LA ROSA DEI VENTI – LIBRO I – LE GOCCE DI LAZHULL” DI MIRKO HILBRAT

written by Arianna Giancola Aprile 3, 2020

Bentrovati amici lettori e appassionati di fantasy.

Avete mai sentito parlare di Mirko Hilbrat? Si tratta di un autore romano, classe 1981, grazie al suo grande talento di scrittore ci ha regalato la chicca che è il suo primo libro.

Le Gocce di Lazhull, capitolo iniziale della saga La Rosa dei Venti.

Mirko, diplomato all’Istituto d’Arte, è un lettore vorace ed eclettico, con una grande passione per anime, fumetti, videogiochi e giochi di ruolo. E proprio dall’idea per una campagna di role-play nasce questo epic-fantasy incredibilmente appassionante e maturo.

Rion è un giovane guerriero senza memoria del suo passato, ma con un grande talento per il combattimento, un’intelligenza pronta e un animo nobile. Proprio per questo viene scelto come candidato per il Cerberus, un evento triennale che si svolge nel Reame d’Ametista, in cui si sfidano i tre regni più importanti delle terre del Grimorio: Alexandria, Nazela e Reghanor.

L’evento serve a celebrare l’antica alleanza dei regni, ma le tenebre incombono sulla sfida.

Kruna, il regno della Notte Eterna, viene infatti assediato dalla Legione dell’Ovest, che porta con sé una sanguinosa scia di morte nel tentativo di recuperare le magiche pietre conosciute con il nome Gocce di Lazhull.

Mentre gli eventi precipitano, Rion dovrà trovare il modo di non perdere sé stesso, cercando una risposta alle domande che forgeranno il suo destino. Chi era prima di arrivare ad Alexandria? Chi tentò di ucciderlo lasciandogli un ’indelebile cicatrice sulla schiena? Chi è la misteriosa figura in nero che incontra nei suoi sogni?

Lintricato mosaico che comprende La Rosa dei Venti si plasma in un antico e misterioso passato, attraverso lo Stigma di un mondo, Zaurel, e di tutti coloro che vi sono legati.

Mirko Hilbrat ci regala un epic-fantasy con un’ambientazione ben costruita, che se da un lato rimane quella classica medievaleggiante, dall’altra presenta elementi più moderni che riescono tuttavia a legarsi in modo quasi magico.

Il mondo di Zaurel è vario e ben congegnato, suddiviso in regni le cui differenti caratteristiche sono strutturate in modo convincente e ben definite, con una piacevole variazione rispetto alle classiche divisioni razziali dei romanzi di genere.

Se da un lato, infatti, ci sono i più “canonici” regni di Alexandria e Reghanor, dall’altra sorgono il futuristico Nazela, dove magia e tecnologia sono state sviluppate di pari passo (una sorta di Wakanda fantasy, per intenderci), e l’oscuro Kruna, regno della stirpe dei vampiri perennemente immerso nella notte eterna.

Zaurel è un mondo che ci suona familiare, popolato da cavalieri, paladini, maghi, elfi (oscuri e non), nani e orchi, ma anche originale, data la presenza di numerose creature proprie di altre tradizioni come i mannari, i vampiri e le arpie.

Data la genesi del romanzo che, come detto in precedenza, è nato come idea per una campagna di gioco di ruolo, è normale che i temi trattati siano abbastanza classici: c’è la ricerca di artefatti mitologici dal potere tanto straordinario quanto potenzialmente devastante, le Gocce di Lazhull, appunto, c’è la guerra per la loro conquista, che divampa e infuria sempre più al procedere della trama, e l’immancabile lotta del Bene contro il Male, che riesce a tirare fuori il meglio e il peggio dagli essere viventi.

Temi più che classici, dunque, che potremmo definire dei veri e propri archetipi del fantasy, ma che l’autore riesce a presentare in modo originale e piacevole, senza mai scadere nel banale.

Oltre alle macro-trame principali, risultano inoltre molto valide anche le sotto-trame, relative alle storie dei singoli personaggi. In un romanzo con una simile varietà di elementi, infatti, sono assolutamente necessarie per permettere al lettore di apprezzare le varie figure che lo popolano e sono addirittura essenziali per tessere quei destini che porteranno inevitabilmente il cammino dei protagonisti a intrecciarsi.

E di protagonisti ce ne sono davvero molti, creando una sorta di pot-pourri ben amalgamato, con un protagonismo corale che salta da un punto di vista all’altro con una straordinaria maestria, per un autore esordiente, e che riesce a creare un’armonia notevole che non risulta mai noiosa o stonata.

Tra i vari personaggi, quelli sicuramente più riusciti, come spesso accade in questi casi, sono i “cattivi” o comunque quelli che, per tradizione, hanno una definizione negativa.

Nonostante questa predominanza, la caratterizzazione dei vari protagonisti è sicuramente di livello superiore alla media degli autori emergenti, con una fedeltà a principi di base (di razza, e di classe) sicuramente notevole e che sarà apprezzata dagli amanti del gioco di ruolo.

Per quanto ci riguarda, abbiamo particolarmente apprezzato una caratteristica in particolare: il fatto che nella storia di Hilbrat non sia possibile risolvere tutto facendo ricorso alla magia o alla forza bruta; molto spesso, infatti, i suoi personaggi avranno l’intelletto come unica arma contro sfide e trabocchetti.

Per quanto riguarda la narrazione, lo stile è davvero piacevole, anche se con qualche piccola incertezza dovuta all’inesperienza, ma che potrà essere facilmente corretta già nel secondo capitolo. Per il resto l’autore ha dimostrato un’innata abilità narrativa, essendo in grado di dosare sapientemente flashback e colpi di scena improvvisi, con tagli di scena dal sapore cinematografico e una gestione del punto di vista che, seppur vagamente sincopata, risulta quasi impeccabile.

A livello puramente tecnico ci sono, qui e là, alcuni problemi di impaginazione e un certo numero di refusi che andrebbero risolti, ma non abbastanza, in ogni caso, da rendere problematica o fastidiosa la lettura e, comunque, in misura molto ridotta rispetto alla media dei libri auto pubblicati come questo (edito tramite Youcanprint).

In compenso, si vede la cura messa nella scelta, azzeccatissima, del font per il titolo dei capitoli e nella realizzazione della magnifica copertina, opera di Andrea Tentori Montalto, a cui vanno i nostri migliori complimenti.

In conclusione, possiamo dire che Le gocce di Lazhull è uno dei migliori romanzi fantasy d’esordio che abbiamo letto negli ultimi anni, che può essere apprezzato (nonostante la sua mole non indifferente di circa 550 pagine) da chiunque apprezzi il genere, o ami il gioco di ruolo, sia appassionato di anime e manga o anche, solo, stia cercando qualcosa di nuovo e intrigante da leggere.

La bella notizia è che, se tutto va bene, il secondo volume della serie dovrebbe essere presentato al prossimo Romics di ottobre 2020 (sempre che questo non veda nuovamente rimandato a causa dell’emergenza Covid-19), giusto in tempo per darvi la possibilità di leggere il primo volume, che ne dite? Noi incrociamo le dita!

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